Riconoscimento e tutela per l’agricoltura contadina, se non ora quando?

Gli atti, o almeno qualcosina di quello che si è detto sabato a Costa Vescovato durante il Convegno sulla nascitura legge sull’agricoltura contadina.



San Martino contadine e contadini

La nebbia sui Colli Tortonesi - Foto di Nicole Ratti
La nebbia sui Colli Tortonesi – Foto di Nicole Ratti

Che uno San Martino se lo immagina con la nebbia, e anche con un po’ di pioggia, perchè non si può pensare a San Martino senza ricordare la poesia di Giosuè Carducci. Che poi nebbia e pioggia, così come raccontate dal poeta altro non sono che scarnebbia, un evento meteorologico molto frequente in questo periodo dell’anno anche in Valle Ossona.

Ma in Valle Ossona, complice la Cooperativa Valli Unite, a San Martino sta diventando tradizione trascorrere il capodanno contadino nei locali della Soms di Costa Vescovato. Quest’anno l’appuntamento era particolarmente sentito perchè era in discussione la legge quadro sulle agricolture contadine in Italia. Tortona Oggi ha seguito per voi il convegno: “Contadine e Contadini! Per una legge quadro sulle agricolture contadine in Italia”.

Il convegno di San Martino a Costa Vescovato

Il primo a prendere parola è stato Fabio Boveri, il sindaco di Costa Vescovato, che ha ricordato ai presenti come il suo comune grazie all’agricoltura, e soprattutto grazie ai contadini che lo abitano, si sia trasformato da paese emarginato e “ultimo“, tra quelli dei Colli tortonesi, a paese che può fare affidamento sul proprio futuro. Costa Vescovato, infatti, ha un altissima percentuale di “under 12” tra la sua popolazione, e sono proprio i giovani le persone su cui si costruisce il futuro di qualsiasi comunità.

Dopo il sindaco ha parlato Fabrizio Garbarino, presidente dell’associazione rurale italiana, che ha introdotto i lavori (link al video dell’intervento su Facebook) e poi moderato l’incontro. Le leggi sono fondamentali pur non risolvendo tutte le problematiche. Avere una legislazione che riconosca prima e tuteli poi i contadini è uno strumento necessario per aumentare il numero di chi lavora con professionalità la terra. Le leggi nazionali sono importanti così come quelle regionali.

Roberto Schellino, portavoce della campagna popolare per l’agricoltura contadina ha indicato qual è lo stato dell’arte delle varie proposte in questi anni messe in campo. È dal 2009 che si chiede il riconoscimento del modello agricolo contadino e delle norme a sostegno del modello. Modello a cui ogni azienda agricola potrà decidere, se avrà i requisiti per farlo, di aderire oppure no. Nella scorsa legislatura la Legge è approdata in Parlamento ed ha dato vita ad un testo di sintesi che si basava sul lavoro di tre proposte di legge differenti. Con l’incontro di oggi ci si augura di rinnovare l’attività anche con la nuova legislatura.

L’onorevole Sara Cunial ha risposto per prima dicendo di essersi già mossa con il presidente della Camera Roberto Fico per informare lui ed eventualmente per informare tutti i membri della Camera, magari proprio con la presenza delle associazioni. E’ in questo momento in discussione la legge della filiera corta alla Camera e al Senato si stanno aprendo le discussioni per un DDL sulle piccole produzioni locali. Il Movimento 5 Stelle ha chiesto di aggiungere un capitolo che riconosca la figura del piccolo produttore agricolo, in quanto si rende conto che questa figura è in grado di ricoprire il ruolo di “custode del territorio“.

Marzio Liuni ha portato i saluti del capogruppo della Lega Riccardo Molinari, oggi impegnato a Novi Ligure per affrontare il problema della Pernigotti. Secondo il rappresentante del Carroccio anzichè aggiungere una nuova figura occorre lavorare su una figura esistente, quella del coltivatore diretto, aggiungendo norme che garantiscano questa figura, pur continuando a prendere in considerazione le grandi produzioni. Chi lavora i territori “difficili” è di sicuro una risorsa per tutti. Attraverso la P.A.C. (Politica Agricola Comune) si è andati verso un’economia assistita, anzichè lavorare sul prezzo di vendita che sarebbe giusto pagare per produzioni di maggiore qualità.

Walter Ottria ha parlato per primo di quanto sta facendo in merito ai temi agricoli la Regione Piemonte. L’assessore Giorgio Ferrero sarebbe arrivato solo alle 16.30, per la seonda parte del convegno. È toccato al consigliere acquese portare i saluti di Federico Fornaro, l’onorevole di Liberi e Uguali atteso a Costa Vescovato, ma purtroppo trattenuto a Roma. In Regione Piemonte sta per essere licenziato un nuovo testo di legge sull’agricoltura. Il Disegno di legge 289 sta per diventare il Testo Unico per l’Agricoltura: 112 articoli suddivisi in 12 capitoli frutto del lavoro di tutte le forze politiche. Entro fine anno il testo sarà discusso in Consiglio e probabilmente verrà attuato entro fine legislatura. Il Testo Unico prende in considerazione quello che sta a cuore ai contadini delle aree marginali, tra cui la produzione, la trasformazione, il confezionamento e la vendita diretta.

Per Cia Agricoltori italiani ha preso parola il presidente regionale Gabriele Carenini che ha portato i saluti del presidente nazionale Dino Scanavino. San Martino per gli agricoltori è un momento di bilancio su quella che è stata l’annata agraria passata e su quella futura. L’agricoltura oggi ha molti over 65, un settore che intende avere un futuro deve necessariamente avere dei giovani. L’attenzione oggi è molto riversata sul prodotto, ma è necessario valorizzare chi quel prodotto lo realizza, perchè non è vero che l’agricoltura sia un lavoro adatto a tutti. Il mestiere dell’agricoltore è un mestiere complicato. Anche se la tendenza in atto fino a qualche decennio fa, quella di preferire un “sicuro” lavoro in fabbrica è in controtendenza, fare il contadino oggi non è sempre facile, vivere le aree rurali è più complicato e anche più dispendioso dell’abitare in città.

Altre problematiche dell’essere contadino oggi sono state esposte per Coldiretti da Mattia Bellinzona, contadino di Costa Vescovato, che ha portato anche i saluti del presidente nazionale uscente Roberto Moncalvo. Il contadino non fa mai il prezzo, nè quando acquista nè quando vende il prodotto. L’esempio del Pane Grosso di Tortona, che ha dato la possibilità ai contadini di coltivare una specie autoctona di Grano San Pastore è un esempio virtuoso di come si possa uscire dalle logiche delle multinazionali e dare modo ai contadini di fare il loro prezzo.

In chiusura della prima parte del convegno Roberto Schellino ha tirato le prime conclusioni: Una legge è indispensabile per garantire i produttori ma anche per permettere a chi vuole di incominciare a fare il contadino. Altri paesi, come ad esempio il Portogallo, hanno già una legge sull’agricoltura contadina.

E’ stato lo stesso Schellino ad aprire la seconda parte ricordando come in una normativa troppo generalista si perdano le tutele. In altri settori, ad esempio quello manifatturiero una legge che divide i grandi produttorii dai piccoli esiste già. L’esempio portato è stato quello dell’industria del mobile che ben distingue chi è artigiano (e quindi mette il proprio lavoro nella produzione) dalle imprese di capitali. La PAC ha avuto il paradosso della soglia dei minimi per cui chi è troppo piccolo non riesce ad accedere alle facilitazioni. L’invito è quindi quello di lavorare sulla bozza realizzata durante la scorsa legislatura.

In attesa dell’Assessore Ferrero ha preso parola Riccardo Favero, funzionario della Regione Liguria per le politiche agricole. In Liguria con un Provvedimento regionale si è cercato di semplificare, fino dal 2012, anno di entrata in vigore del provvedimento. Spesso i Comuni non leggono con attenzione i regolamenti comunitari, quella che prende il termine di semplificazione, spesso, è solo l’applicazione corretta delle norme. Si è arrivati a casi in cui i Comuni hanno chiesto il cambio di destinazione d’uso, ma questo non è previsto per le piccole realtà, le quali sono tenute a rispondere ai requisiti di adeguatezza, decisi dalla regolamentazione sanitaria.

Un tema molto sentito lo ha affrontato Andrea Cavallero, il prof. Cavallero come è conosciuto da tutti, ha parlato dell’esperienza della Regione Piemonte riguardo alle terre incolte. Il recupero delle terre incolte (un terreno si considera abbandonato quando è incolto da due anni) è delegato alle regioni, non essendoci una legge nazionale a riguardo. La legge nazionale sull’accesso alla terra premia i figli di agricoltori, penalizzando chi avrebbe le capacità, ma non ha la terra. Per tutelare l’intera categoria occorre che ogni piccolo produttore realizzi un’etichettatura esaustiva della filiera produttiva. Inoltre non è ben chiaro il punto che definisce le quantità producibili, questo problema potrebbe essere superato da un catasto produttivo. Sommando catasto e etichettatura si potrebbero avere dei facili strumenti per tracciare il prodotto. La piccola agricoltura dovrebbe dare la responsabilità del prodotto al produttore, perchè “piccolo” non è di per se sinonimo di qualità.

A questo punto è stato dato modo ai due onorevoli di ribattere.

Marzio Liuni ha ricordato la difficoltà di individuare il piccolo coltivatore, che non va confuso con l’hobbista improvvistao. Una legislazione efficace deve essere in grado di distingure e separare queste due figure. L’etichetta è importante, ma è difficile applicare la legislazione, anche per chi lo fa di mestiere, quindi è bene stare molto attenti a questo punto. Riguardo al problema delle terre incolte si è detto a favore della proprietà privata, non avendo chiaro (Cavallero non lo aveva specificato) che l’associazione fondiaria non va assolutamente contro al concetto di proprietà privata.

Su questo punto in sala (complice forse anche la stanchezza che si stava accumulando tra i presenti) si è accesa una piccola polemica prontamente sedata da Fabrizio Garbarino. Ad ogni modo il tema dell’associazione fondiaria merita sicuramente un approfondimento che il professor Cavallero ha dato anche sabato, ma che non ho saputo cogliere. Per questo vi aggiungo il link ad un video pubblicato su YouTube in cui il prof. Cavallero spiega nel dettaglio cosa sia questa Pratica:

È stato quindi il turno di Sara Cunial che ha innanzitutto fatto i complimenti alla Regione Piemonte per il lavoro fatto sia selle associazioni fondiarie che sul Testo unico. Centrale secondo l’onorevole trevigiana è la dimensione delle aziende. Ad esempio Roma ha già bocciato qualche richiesta di laboratori polifunzionali che proponevano un uso collettivo dei locali. Si potrebbe pensare ad una deroga alla Legge nel caso delle piccole realtà. Con risorse sempre più limitate sarà importante facilitare le reti d’impresa, anche per le imprese di piccole dimensioni. Ad ogni modo si è impegnata a tentare la strada di un Testo unico in grado di riconoscere e regolamentare la figura dell’agricoltore contadino (o familiare) anche su scala nazionale.

Prima del dibattito finale ha parlato Giorgio Ferrero, assessore regionale che, per incarico del presidente Sergio Chiamparino, è stato a Biella prima di raggiungere la Soms di Costa Vescovato. I progetti di legge perchè si possano realizzare hanno bisogno di due cose fondamentali: qualcuno che li propone, nel caso della associazione fondiario il professor Cavallero che è stato ringraziato per averla proposta ancora una volta, dopo che una serie di giunte precedenti, alle quali era stata proposta non l’aveva presa in considerazione, e poi anche il consiglio che l’approvi. Per onestà è stato detto che l’emendamento ha avuto l’approvazione di tutte le parti politiche, così anche come per il Testo unico che lo contiene. Nel caso del Testo unico il merito va a Fabrizio Garbarino, che con la sua associazione ha fatto un pressing durato anni. Il risultato ottenuto è stato una revisione di tutte le leggi che riguardano l’agricoltura. I lavori sono durati due anni, coinvolgendo tutti i settori. Il Testo unico ha aggiunto elementi di novità (ad esempio il presidio di prossimità e la agricoltura sociale) ad elementi di revisione. Il fatto che il Testo unico sia passato all’unanimità dimostra che sui temi dell’agricoltura è possibile trovare una visione comune. Il problema delle leggi è spesso la loro applicazione. La legge in fase di approvazione si confronta con i temi della Sanità, che sono stati affrontati secondo il concetto del ciclo chiuso. Un’impresa agricola di modiche dimensioni che non abbia apporti esterni e che quindi non sia soggetta a contaminazioni di vario tipo deve avere la possibilità di trasformare il prodotto per poter vendere al dettaglio e quindi fare reddito. Riguardo all’Associazione fondiaria è passato il principio che la terra, bene privato, siccome non è illimitato è anche un bene comune. Per tutelare la proprietà è sancito che nell’associazione fondiaria l’usucapione non esista, anche oltre i trent’anni. Questo non vuol dire che la proprietà si possa tenere incolta, perchè una terra incolta diventa pericolosa sia dal punto di vista sanitario che idrogeologico. Riguardo alla PAC, Ferrero si è detto contento di poter colloquiare con dei parlamentari perchè sarà presto messa in revisione. Qua bisogna essere chiari: il Piano di sviluppo rurale, vale a dire il secondo pilastro ha il 20% delle risorse, la maggior parte delle quali sono destinate al primo pilastro, dove ci sono i grandi percettori. Per questo qualora avvenisse l’annunciato taglio alle risorse della PAC, il taglio dovrà avvenire solo sulle risorse destinate al primo pilastro, perchè il secondo pilastro ha bisogno di più risorse che possano essere indirizzate sul territorio.

Il discorso dell’assessore Ferrero a Costa Vescovato

Durante il dibattito finale, prima di un ristoro alla Soms e la seguente cena all’agriturismo Valli Unite sono intervenuti in molti. Centrale anche in questo caso è stato quello delle terre incolte, affrontato sia dal punto di vista di chi ne ha la proprietà, sia dal punto di vista di chi ne ha la capacità di lavorarle. In molti hanno fatto domande su temi specifici, di poco interesse generale ma ai quali hanno trovato risposte.

Sul finire dell’incontro l’assessore Ferrero ha fatto una battuta sulla banda larga, tema molto sentito da questo blog e che anche l’assessore considera centrale per lo sviluppo locale. Per portare la banda larga anche sulle aree interne sono stati stanziati 230.00.00 di euro nel solo Piemonte, ma devo dire che questo punto non è stato in grado di suscitare emozioni nell’assemblea e, se mi è consentito esprimere un parere, questo è un vero peccato perchè una connessione “decente” sarebbe veramente in grado di dare una svolta al nostro territorio…

I lavori sono stati chiusi dall’onorevole pentastellata. Alla Camera ci sarà da approvare la legge di bilancio nella quale potrà essere inserito qualcuno degli elementi discussi, anche in considerazione del fatto che il Contratto di Governo prende in considerazione le aree interne da valorizzare.

Insomma per San Martino 2018, sul tema dell’agricoltura contadina possiamo dire: “Nel complesso bene“. Tra poco verranno prese le decisioni sia in ambito regionale che nazionale e quindi una legge sull’agicoltura contadina (o familiare) se non ora quando?

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