ARMANDO BERGAGLIO – FAUSTO COPPI E LA SUA SCUOLA

Armando Bergaglio racconta l’infanzia di Fausto Coppi, quando era scolaro a Castellania. Già allora dimostrava di avere tempra e tenacia da Campionissimo, fu l’unico a non rimanere mai assente durante il rigido inverno del 1929…



FAUSTO COPPI E LA SUA SCUOLA

La pubblicazione della foto della scolaresca di Fausto e Serse Coppi è un gesto gentile che ci permette di riconoscere i due fratelli come due dei nostri. Ho potuto fare la riproduzione della foto originale grazie una anziana signora (mancata diversi anni fa) che abitava a San Ruffino, dove si era sposata, ma era originaria del comune di Castellania (cascina Valsorda). Si tratta di Carolina Valsorda, compagna di scuola di Fausto Coppi, pure lei presente nella foto, individuabile nella seconda fila, la quarta da sx, con il grembiule bianco, mentre Fausto è due file più in alto (a cui un compagno poggia le mani sulle spalle). In prima fila a dx si riconosce il fratello Serse Coppi, che pur non essendo ancora in età scolare, era ugualmente accolto nella classe. A sx, in piedi, la maestra Albina Tartara.

LEGATO A CASTELLANIA

Coppi ha sempre conservato un affettuoso ricordo del paese natale. “Il piccolo villaggio pieno di sole dove sono nato trent’anni fa e dove ho trascorso la mia adolescenza si chiama Castellania“, scriveva in una autobiografia, pubblicata su ‘Tuttosport’ nel gennaio del l950. “Castellania è per me il paese più bello di tutto il Piemonte. Esso racchiude i ricordi più dolci della mia vita: ogni casolare, ogni via, ogni albero, perfino un banco della scuola elementare è ancora vivo nella mia memoria e rievoca nella mia mente il quadro familiare dei primi anni della mia infanzia. E’ a Castellania che sono cresciuto, là si è sviluppato il mio corpo che anche da giovane era asciutto come un tralcio di vite: là ho giocato le prime partite a carte e ho avuto i primi insegnamenti da un’indimenticabile maestra che più tardi doveva diventare mia zia: la cara zia Albina.”
Fausto rimase sempre molto legato al suo paese natale. “Quando tornava a Castellania – mi riferiva una volta la cugina Ilda Coppiera un momento di gioia e di festa. Anche se era molto ricco e famoso era uno di noi. Si intratteneva con tutti, e tutti volevano sapere e gli facevano le domande più strane e lui ascoltava, sorrideva, rispondeva e si divertiva.

E lo stessa Zia Albina – che quando sono stato insegnante a Castellania spesso incontravo – mi ricordava che all’inizio dell’anno scolastico Fausto, ormai famoso, si presentava nella modesta scuola del paese per portare ad ogni alunno i libri di testo e tutto il corredo scolastico. “Il gesto gentile di Fausto, apprezzatissimo, risale ai primi del mese, ma egli, nella sua modestia, non ha voluto che ne fosse data pubblicità. In occasione di un convegno magistrale tenutosi ieri a Tortona, l’atto del ‘Campionissimo’ è venuto alla luce”, scriveva nell’ottobre del 1953 il settimanale tortonese Il Popolo Dertonino.

UN ANNO DI SCUOLA A CASTELLANIA

Cosa fosse la vita scolastica a Castellania negli anni di Fausto scolaro può essere ricostruita attraverso i registri di classe (conservati presso l’archivio del 2° Circolo Didattico di Tortona, che avevo potuto consultare grazie al mio Direttore Didattico Mariano Marini).
Anno scolastico 1928/29: 41 alunni delle prime tre classi, stipati in una vecchia stanza affidati alla maestra Albina Tartara. Molti i ripetenti, non però per scarso profitto, ma solo per poter frequentare, perché andare ogni giorno a piedi a Carezzano a frequentare la quarta e la quinta era un sacrificio non indifferente. E poi perché arrivare in quinta, quando la prospettiva era il lavoro dei campi? Così si frequentava assiduamente nella stagione invernale ma quando arrivava la primavera era necessario l’aiuto nei lavori di campagna anche da parte dei più piccoli e la frequenza calava.
Infatti sul registro di classe di quell’anno la maestra annotava: “Gli alunni hanno un aspetto stanco. Al mattino prestissimo si alzano e vanno al pascolo. Ritornano appena appena in tempo per la scuola. Vi sono poi gli alunni delle frazioni, i quali devono andare nei boschi lontani e poi, per venire a scuola, devono fare molta strada. Fanno grandi sforzi per studiare. Gli alunni si impegnano e studiano nella stagione invernale, quando sono costretti a stare in casa per il freddo, per la neve, per la pioggia e quando non fervono i lavori campestri.” E questo mi confermava anche la Carolina Valsorda, citata più sopra.
Fu un inverno terribile, quello del 1929, certamente uno dei più rigidi del secolo. Il 26 gennaio il paese era coperto da una spessa coltre di neve. “Le strade sono impraticabili. La neve cade incessante, per cui gli alunni delle frazioni sono assenti. L’aula scolastica è quasi vuota. Vi sono appena gli alunni di Castellania, così non posso svolgere il programma“. E dopo la neve e i rigori dell’inverno, l’epidemia influenzale. Finalmente l’11 marzo la maestra poteva annotare: “I miei alunni ora stanno tutti bene e frequentano le scuole. Nel mese di febbraio ve ne furono invece di ammalati.” Ebbene, in quel rigidissimo inverno un solo alunno non registrò alcuna assenza: Fausto Coppi.

Foto e testo di Armando Bergaglio



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