Tortona non è così, Tortona merita di più

A tutto c’è un limite, chi scrive su di un mezzo d’informazione locale, dovrebbe sempre ricordare che le parole sono pietre, che da fuori ci osservano e che esiste un codice deontologico professionale.



Come ti strumentalizzo un comunicato stampa

Trappola per topi, immagine di copertina di un articolo contro il click baiting

Chiedo scusa ai miei lettori per questo sfogo, ma prendo le distanze da certi titoli che blasonati giornali indipendenti cittadini continuano a pubblicare, come se la vita delle persone fosse al loro servizio.

Sappiamo tutti che la quasi totalità della gente legge solo il titolo di un articolo, che diventa una delle poche possibilità che hanno gli editori (insieme ad una bella foto) di convincere il lettore a “cliccare” e quindi visitare il proprio sito. Per questo si parla di Clickbait (“esca da click“) quando la principale funzione di un titolo, o di un articolo, è quella di attirare il maggior numero possibile di click e condivisioni per aumentare le visite, salvo poi vantarsene con regolarità mensile, forse per aumentare sempre più il numero dei propri inserzionisti. Aggiungo anche che gli inserzionisti più avveduti sanno che il brand della loro azienda non va dato in mano a chiunque, perchè rischia di essere squalificato se associato ad attività dalla discutibile moralità, ma questo è un altro discorso.

Attraverso il clickbait, o clickbaiting, si invita a cliccare sul link in maniera truffaldina, facendo leva sull’aspetto emozionale delle persone. I siti che si avvalgono di questa pratica fanno pseudo-informazione narrando i fatti in maniera strumentale e distorcendo la realtà. E’ a causa loro che la stampa ha sempre meno credito, proprio perchè molti giornalisti senza scrupoli non riportano in maniera corretta i fatti.

Nella fattispecie è capitato che ad essere distorto sia stato, attraverso il titolo, il messaggio di speranza che voleva lanciare il comunicato stampa che leggerete qui sotto.

Ridurre il messaggio di speranza del progetto Skill me UP! al titolo sensazionalistico: “A Castelnuovo Scrivia rifugiati e richiedenti asilo hanno effettuato la riabilitazione psicosociale” è a parer mio distorcere la realtà, proprio puntando sull’aspetto emozionale delle persone. Lo ritengo un titolo veramente squallido in grado di infangare la comprovata accoglienza di tutti i tortonesi, nativi e d’adozione, e dal quale mi dissocio.

Innanzitutto non è vero che i richiedenti asilo abbiano effettuato la riabilitazione psicosociale, leggendo con più attenzione il comunicato si evince facilmente che a Castelnuovo Scrivia è stato fatto solo il primo passo di un percorso ben più articolato che prevede tre fasi. Inoltre i rifugiati e richiedenti asilo che prendono parte al progetto sono solo tre. Il titolo distorce la realtà perchè fa credere che “tutti” i rifugiati siano interessati all’evento, facendo leva sulla psicosi dell’invasione, non essendo i dati dei rifugiati presenti sul territorio di facile reperimento.

Inoltre, in questo caso, l’infelice titolista ha fatto leva sul nome di una attività di un progetto per dare ai rifugiati e ai richiedenti asilo l’appellativo di disadattati psicosociali, cosa che per altro sono, anche a causa di persone che continuano a considerare gli altri non degli esseri umani, ma semplici strumenti del proprio egoismo.

Foto di copertina: Le tattiche di click bait fanno più male che bene

Ecco il comunicato stampa

Ritornare alla vita ripartendo dalla vita. Abbandonare la solitudine, ritrovarsi nel gruppo, acquisire competenze importanti per il futuro. Si è concluso sabato 1 dicembre il primo dei percorsi di riabilitazione psicosociale per rifugiati e richiedenti asilo previsti dal progetto Skill Me UP!, ideato da Cambalache e realizzato con il contributo della Fondazione SociAL. Protagonisti tre ragazzi, entrati a far parte per due mesi della famiglia dell’Azienda Agricola e Scuola Multifunzionale Elilu, di Castelnuovo Scrivia. Un percorso sperimentale che mira a trasformarsi in modello, per consentire alle persone con vulnerabilità psicologiche di imparare a utilizzare le proprie abilità emotive, relazionali e sociali per vivere in modo autonomo e sviluppare le proprie potenzialità nel nuovo contesto di appartenenza.

L’esperienza lancia il testimone al secondo percorso, iniziato lunedì 3 dicembre in collaborazione con il Conservatorio Antonio Vivaldi di Alessandria, che vedrà tre studenti condurre, nella sala polifunzionale di Cambalache, gli incontri con una quindicina di rifugiati e richiedenti asilo e che proseguirà a cadenza settimanale fino a marzo.

L’esperienza di Castelnuovo Scrivia si è conclusa con grande soddisfazione di tutte le parti coinvolte.

I ragazzi – spiega Luca Benicchi, titolare di Elilu assieme alla moglie Elisa Gastaldihanno lavorato principalmente in due ambiti. Quello dell’accudimento degli animali, che parte dalla cura vera e propria della mucca, fino alla mungitura e alla caseificazione. E quello del cereale, del grano, che porta fino alla trasformazione in pane e prodotti da forno. Si è trattato di un’esperienza umana straordinaria, per noi e per loro, grazie anche al sostegno come tutor di Martina D’Agostino, laureanda in antropologia culturale, che ha seguito i progressi del gruppo passo passo”. L’esperienza era volta a potenziare le capacità di socializzazione, favorire un senso di autoefficacia, stimolare le capacità di relazione con l’ambiente e la condivisione di regole, ma anche acquisire competenze professionalidi base nei settori in cui Elilu è attiva. Il tutto, sottolinea Benicchi, “in una situazione protetta, ma reale e concreta, avendo a che fare con la vita vera, la natura, gli animali con cui noi umani ci relazioniamo, a differenza di quanto può avvenire nei classici laboratori. Le attese tra una lavorazione e l’altra sono state colmate dai racconti dei ragazzi, dalle loro aspettative e ambizioni. È stata una crescita importante anche per noi”.

A supervisionare le attività è stata Elisa Domanico, psicologa e psicoterapeuta che segue il progetto Skill Me UP!. “La parte più innovativa di questi percorsi sperimentali – spiega – è la possibilità di formazione sul campo: i ragazzi hanno potuto apprendere capacità e raggiungere alti livelli di autonomia sulle tematiche trattate in un contesto dove la teoria va a braccetto con la pratica. Hanno potuto sentirsi parte integrante di un progetto, non ospiti. Un aspetto fondamentale, se seguito dalle persone giuste. Grazie a Elilu questo è avvenuto, come abbiamo potuto verificare dal monitoraggio costante e dalla soddisfazione massima che i ragazzi hanno espresso alla fine del progetto”.

Ora il cammino di Skill Me UP! continua con percorsi relativi alla cura di sé, in collaborazione con Nova Coop, all’espressività corporea e alle arti espressive, in particolare il disegno, la danza e la musica, quest’ultima proprio con la serie di incontri in collaborazione con il Conservatorio Antonio Vivaldi. Il progetto Skill Me UP! prevede inoltre uno sportello di ascolto per operatori dell’accoglienza (attivo ogni giovedì dalle 16 alle 18 nella sede di Cambalache, piazza Monserrato 7/8), una forma di counseling a domicilio su casi di marcata vulnerabilità, una mappatura dell’offerta delle attività e dei servizi del territorio alessandrino, alcuni tavoli di lavoro tematici e infine la creazione di un tool kit operativo che comprenderà una serie di protocolli operativi standard per promuovere e replicare le esperienze e le conoscenze acquisite.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.