Una riflessione a caldo su vantaggi e svantaggi di un Evento come la Sei Giorni di Enduro sul nostro territorio

In questi giorni gli organizzatori di ISDE 2020/21 stanno ripristinando la sentieristica coinvolta dalla gara. Cadono così molte delle tesi sostenute dai sedicenti ambientalisti.

In questi giorni è cominciato il ripristino dei sentieri che sono stati sede di gara durante la recente Sei Giorni di Enduro. In pochi giorni è stato completato il lavoro sul 70% del tracciato. Nei giorni subito successivi alla gara, qualcuno, una minoranza a ben vedere, ha accusato gli organizzatori di non avere a cuore il nostro territorio e, addirittura di non avere rispettato i patti: vale a dire l’obbligo di lasciare i sentieri in ordine dopo la gara.

Noi di Tortona Oggi sapevamo che i sentieri sarebbero stati sistemati, perché questo avviene dopo ogni gara di enduro che si disputa sul nostro territorio. Cadono così molte delle accuse che sono state fatte a ISDE e con lei a tutti gli enduristi.

Premetto che non sono endurista, non sono neanche motociclista, però io vedo come una risorsa il fatto che anche i motoclub locali siano interessati alla nostra sentieristica.

I sentieri sono una ricchezza per il nostro territorio perché esistono. Proprio ieri a Parodi Ligure, Francesco Arecco, il coordinatore del Cammino del PiemonteSud, ha sottolineato come in altre regioni (ad esempio la Liguria), la rete sentieristica sia scomparsa a causa della mancata manutenzione. Lo ha fatto durante il convegno “Comunicare l’eccellenza” organizzato dal Rotary club Gavi Libarna a cui ero presente e di cui ho pubblicato il resoconto di quanto si è detto.

Ovviamente affinché i sentieri possano essere utilizzati e sfruttati come strumento di sviluppo locale, prima, e come strumento di marketing turistico e territoriale, poi, devono essere mantenuti. Il rischio di finire come la Liguria, che se vorrà avere sentieri da promuovere al turismo outdoor dovrà ricrearli da zero, è sempre presente. Quindi io mi domando e dico come sia possibile escludere dalla manutenzione dei nostri sentieri le realtà enduristiche che, fino a prova contraria, sono quelli meglio attrezzati per farlo?

È per questo che, incappando in questo post di Daniele Sgorbini sul gruppo ENDURO OLTREPO PAVESE, non ho potuto che condividerne il messaggio. Mi sembra che in un buon italiano riassuma tutto quello che c’è da dire sulla questione.

Io ho commentato così: “Pensiero chiaro e condivisibile. Sembra che qualcuno abbia così a cuore i sentieri che è disposto a farli sparire, tornare bosco, anziché consentire ad altri di utilizzarli.” A quanto pare il campanilismo che caratterizza il nostro territorio non perde occasione per mettersi in mostra, con deleteri comportamenti egoistici.

Per farla breve ho chiesto il permesso a Daniele di pubblicare, anche qui su Tortona Oggi, il suo contributo. Il permesso mi è stato accordato. A voi il copia/incolla della sua riflessione:

“Ho ricominciato a fare Enduro da pochissimo dopo quasi 20 anni di lontananza totale da questo bellissimo sport (che anche prima ho praticato saltuariamente).
Ricominciando a girare per strade poderali, boschi e sentieri, vedendo di persona quella che è la situazione nella zona dell’Oltrepò che frequento abitualmente, le polemiche dei tanti (troppi) gruppi ambientalisti che in questi mesi hanno cercato in tutti i modi di affossare la Sei Giorni, mi appaiono ancora più pretestuose, inutili e soprattutto completamente disancorate dalla realtà: parlano davvero di argomenti che non conoscono minimamente.
Mi spiego: decine di sentieri che conoscevo e che vent’anni fa erano perfettamente transitabili, ora sono semplicemente spariti, inghiottiti da una vegetazione mai controllata, resi impraticabili da tronchi caduti durante il gelicidio di qualche anno fa, che nessuno ha mai più rimosso, fagocitati da boschi che nessuno cura più. La verità, cari ambientalisti da salotto, è che il territorio è sempre più abbandonato, sempre più trascurato, sempre più lasciato a sé stesso. Ci sono sempre meno agricoltori e boscaioli che tengono aperti i sentieri, sempre meno persone che nell’Oltrepò montano e collinare ci vivono davvero e che hanno il tempo e la voglia di curarlo quel territorio. Perché l’ambiente da secoli lo curano i contadini, i boscaioli e pure i cacciatori (sì anche loro!), non le anime belle nei salotti o nei cortili delle idee.
Prendersela con gli enduristi, che il bosco e la montagna li frequentano davvero, che contribuiscono a presidiare il territorio e soprattutto a mantenere aperte alcune vie che altrimenti sarebbero completamente scomparse, è un atteggiamento miope, sciocco e basato – se non sulla malafede – su una robustissima spocchiosa e irritante ignoranza.
PS: dove giro io, tutto questo “turismo lento” non l’ho visto. Ho incrociato al massimo 2-3 persone in e-bike, mi sono fermato e dopo esserci presentati abbiamo pure scambiato quattro chiacchiere per condividere sentieri e destinazioni: c’è spazio per tutti, tra persone ragionevoli.

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