Armando Bergaglio – Santa Croce di fine Ottocento

La Fiera di Santa Croce è un evento molto importante per la città di Tortona. Armando Bergaglio ci racconta l’edizione del 1896.




Santa Croce di fine ottocento

Quell’assalto all’albero della cuccagna

Avatar Facebook del Maestro armando Bergaglio. Il Tartufo tortonese. Il Banchetto di Tortona.La macchina organizzativa per i festeggiamenti di Santa Croce si metteva in moto molto per tempo e per i cittadini era quasi una mobilitazione generale. E fu così anche in quel 1896.

Già il 24 febbraio fu indetta un’assemblea generale. Erano intervenuti in 184 a rappresentare commercianti, artigiani, albergatori. E poi vi erano le associazioni. Avevano aderito il Gabinetto di Lettura, la Società Operaia Artistica, il Club Tortonese, il Veloce Club, la Società Agricola, la Società di San Marziano, il Circolo San Filippo Neri, il Circolo Gioventù Tortonese, il Circolo del Commercio e, per finire, una non meglio identificata “Società del Ricovero”. In seno all’assemblea fu costituito un comitato organizzatore e si ripartirono i compiti. Subito tutti si rimboccarono le maniche e si misero al lavoro.

Un mese dopo, in un successivo incontro, il Comitato decise la divisione della Via Emilia in zone, in ognuna delle quali fu assegnato un incaricato per la raccolta delle oblazioni perchè – è vero – il Comune interveniva con contributi ed il supporto tecnico e logistico, ma il peso, la responsabilità e gli impegni finanziari per dar vita ai festeggiamenti ricadevano in larga parte sul Comitato Organizzatore, che riusciva a coinvolgere l’intera cittadinanza. E guai a non rispondere… Nel 1903 fu steso addirittura un “elenco delle persone che non diedero nulla”, con tanto di nome, cognome e professione, da conservarsi a futura memoria – e a futura vergogna… – nell’archivio comunale.

Ai primi di maggio fu pubblicato un apposito manifesto, contenente il programma della manifestazioni di Santa Croce per il pomeriggio e la sera di domenica 17 maggio.

“Dalle 14 alle 17 svariati giochi popolari con distribuzione di premi sulla Piazza del Duomo.
Dalle 18,30 alle 20 gare di forza e destrezza con importanti premi.
Dalle 21 spettacolo pirotecnico del distinto Signor Chiabotti Carlo di Torino, premiato con tre medaglie d’oro all’esposizione Nazionale di Torino del 1884.
Gli spettacoli saranno rallegrati da concerti musicali.
La festa sarà preceduta, come annunciato nel manifesto, a cura del locale Comizio Agrario, da due giorni di fiera con numerosi premi in danaro e diploma per il concorso del bestiame bovino”.
Il manifesto recava la firma del presidente del Comitato Festeggiamenti, Piana.

Tutto fu preparato nei minimi particolari. Gatti Giovanni portò dieci carri di sabbia sulla Piazza del Duomo. La fioraia Orsolina Repetti confezionava un grosso mazzo di fiori da porre sulla sommità dell’albero della cuccagna. Semino Michele, muratore del Comune, innalzava due “attrezzi dei giochi”.
Dall’orologeria dei Fratelli Cappa veniva acquistato un “rementoire con catena di metallo”, ed altri premi erano messi a disposizione dal Comitato. Durante i divertimenti era assicurato un servizio musicale da parte della Società Filarmonica di Villalvernia.

Quindi per domenica pomeriggio 17 maggio, festa di Santa Croce, tutto era stato messo a punto. Dopo i giochi popolari, alle 18,30, la prova più attesa: la scalata all’albero della cuccagna. La piazza, come sempre accadeva in simili circostanze, era gremita e gli spettatori facevano cerchio attorno all’albero per assistere all’arrampicata.

Alle 19 ci provò tale Luigi Debiaggi che – è vero – riuscì a guadagnare la cima dell’albero della cuccagna, ma solo dopo un lungo tempo, con tanta fatica e, pare, anche con mezzi non del tutto ortodossi. Fu una vittoria sofferta ma, soprattutto, contestata. Quando si presentò alla commissione per ritirare i premi in palio ricevette risposte molto evasive. “Ma… Si vedrà… Però” . Se ne tornò a casa deluso e a mani vuote.

Occorre ricordare che l’albero della cuccagna, da sempre, era incluso nei programmi di Santa Croce da parte del Comitato Festeggiamenti, nell’ambito del quale operava anche una “Direzione Giochi”, di cui era responsabile, quell’anno Michele Vassallo. Fu questi che il giorno dopo, lunedì 18 maggio, convocò la Direzione cui sottoporre il caso dell’arrampicatore Luigi Debiaggi.

La questione fu discussa e analizzata minuziosamente. Risultò, infatti, che il giovane atleta avrebbe, sì, raggiunto la cima dell’albero, ma “con mezzi espressamente vietati” e con un tempo che superava ampiamente il limite di un’ora e mezza, come prescriveva il regolamento. Infatti il Debiaggi impiegò ben tre ore per superare la prova, arrivando alla sommità alle 22, ben oltre il tempo massimo, quando ormai da Porta Serravalle giungevano le prime detonazioni dei fuochi d’artificio. Tuttavia il Vassallo, come direttore dei giochi, riferì al Comitato che il Debiaggi reclamava insistentemente i premi e, pertanto, lo invitava a pronunciarsi in merito.

Il Comitato, dopo ampia discussione, riconobbe che il Debiaggi, inconscio forse del trascorrer del tempo mentre compiva la salita, aveva dato prova indubbia di forza e di destrezza. Pur convenendo che, a giusto diritto, al Debiaggi non sarebbe spettato alcun premio, si deliberava che al medesimo fossero rimessi gli oggetti che costituivano il premio per l’albero della cuccagna.

Se non altro, benchè poco rispettoso dei regolamenti, ai convenuti nella piazza egli aveva offerto uno spettacolo durato ben oltre il tempo previsto, intrattenendo e appassionando il pubblico e, quindi, una ricompensa se l’era pur meritata. E così, finalmente, Luigi Debiaggi potè ricevere i tanto attesi (e non del tutto immeritati) premi in palio.

Armando Bergaglio

Foto: archivio Bergaglio

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