La nota FIAB al ministro Salvini: “Così si colpevolizzano le vittime”

FIAB si appella al premier Meloni, per sapere se è d’accordo con la proposta di tassazione che andrebbe a colpire anche le famiglie con bambini.

Dopo l’infelice proposta di tassare i possessori di biciclette nella riforma del Codice della Strada fatta mercoledì scorso dal ministro Salvini, in molti hanno messo in evidenza come, se applicata, questa norma sarebbe non solo anacronistica e ingiusta, ma non contribuirebbe in alcun modo ad aumentare la sicurezza stradale, oltre a disattendere le indicazioni della Comunità Europea.

Sarebbe interessante vedere come il mondo della bicicletta, non ultimo il comparto industriale dei produttori, abbia evidenziato la tossicità delle parole del Ministro. Forse lo faremo.

Per intanto ecco a voi la nota di FIAB Italia:

In risposta alla prospettiva di misure e norme ‘anti-bicicletta’ (casco, assicurazioni, targa e freccia obbligatori per monopattini e bici) annunciate mercoledì 7 giugno dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini nel corso del ‘Question Time’ in Parlamento, FIAB ribadisce – come già fatto in una lettera inviata al Ministro a febbraio – che agendo in questa direzione non si interviene sulle tre principali cause di incidenti e collisioni stradali ovvero: velocità elevata, distrazione, mancanza di precedenza agli attraversamenti.

FIAB si appella quindi alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per sapere se è d’accordo con la proposta della tassazione punitiva avanzata dal Ministro Salvini che va a colpire anche le famiglie con bambini e che, come sottolinea Confindustria-ANCMA nel suo comunicato, schiaccia il comparto del ciclo che genera un volume d’affari pari a oltre 3,2 miliardi di euro l’anno e, per quanto riguarda il cicloturismo, porta oltre 7 miliardi di euro di indotto, molti dei quali generati da turisti stranieri.

I provvedimenti annunciati da Salvini vanno, infatti, a colpevolizzare le vittime della violenza stradale, mettendo in campo normative che non esistono in nessun altro paese europeo. Anzi, proprio il Parlamento Europeo ha chiesto incentivi per la diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto in città e nel tempo libero, strumento ideale della mobilità sostenibile grazie anche alle e-bike, che agevolano gli spostamenti sul lungo raggio, e alle cargo bike per le consegne nei centri urbani.

In Portogallo, ad esempio, è già stata tagliata l’IVA sull’acquisto delle biciclette, proprio per dare impulso alla mobilità attiva. La Svizzera è stata l’unico stato a sperimentare in passato obblighi analoghi a quelli oggi in Italia, decidendo poi di abolirli più di dieci anni fa perché ritenuti inutili e persino dannosi ai fini della sicurezza stradale.

La norma proposta dal Ministro Salvini, invece, non solo metterebbe le mani nelle tasche degli italiani – a cominciare dai bambini per i quali è l’unico mezzo possibile – ma, di fatto, annienterebbe l’uso della bicicletta, lo strumento che rende possibile una transizione ecologica rapida e che è alla portata economica di tutti.

Come dimostra il cosiddetto “Safety in numbers”, più bici circolano e più si abbassa il livello di rischio di collisioni tra tutti gli utenti della strada e quindi il numero complessivo di morti e feriti. Questa evidenza, acclarata da tutte le statistiche internazionali, è stata già recepita nel Piano Generale della Mobilità Ciclistica approvato nell’agosto del 2022 all’unanimità nella Conferenza unificata Stato-Regioni. Un traguardo importante e non trascurabile per allineare l’Italia agli standard internazionali e per trasformare le nostre strade in luoghi a misura di persone, oltre che di bicicletta. Parliamo infatti di un cambiamento culturale che punta alla riduzione dell’inquinamento, al benessere e a una migliore qualità della vita.

Proprio mentre FIAB lancia le Giornate Nazionali del Cicloturismo dell’10 e 11 giugno, si sottolinea l‘inapplicabilità di questo proclama: come multare chi arriva in Italia su due ruote superando la linea del confine?

Guidare un veicolo richiede responsabilità ma ancor più responsabilità si chiede a chi guida il Paese.

FIAB Italia

Foto: l’inkiesta.it

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