Alcune riflessioni sul significato del 25 aprile

Riceviamo e pubblichiamo alcune riflessioni sul valore del 25 aprile scritte da Mariano Santaniello, presidente di Isral Alessandria.



Aspettando il 25 aprile….

Riflessioni sul 25 aprile

“…no, nun me sta bbene che no !…!

Voglio iniziare così, con queste parole chiare, ferme e risolute con cui il giovane Simone, adolescente di borgata de Tore Maura, qualche settimana fa ha affrontato direttamente, a viso aperto, alcuni uomini adulti, militanti di CasaPound, organizzazione che si autoproclama “orgogliosamente fascista”, che si erano radunati in quel quartiere della periferia romana a sobillare, cavalcare e organizzare la protesta degli abitanti contro la volontà di insediare un gruppo di famiglie Rom all’interno di una struttura comunale. È partendo da quel gesto promosso da un adolescente che vorrei provare ad intessere una breve riflessione su quella che si sta proponendo come un’ulteriore interpretazione del senso, del significato del 25 aprile prossimo venturo che ci accingiamo a celebrare. Sì, perché quell’atto di risoluta fermezza e di chiara opposizione è stato un evidente segno di resistenza, un gesto che portava con sé determinazione, coraggio e un bagaglio di principi e valori etici e morali, che ha finito per spiazzare prima e demolire poi, nella sua effettiva sostanza, la gazzarra e la protervia, insulsa e xenofoba, che quel manipolo di arroganti e aggressive “teste rasate” stava facendo crescere e montare nella borgata, il tutto peraltro davanti alle telecamere amplificandone così il risultato finale.

Ebbene il fatto che sia stato un giovane di 15 o 16 anni, con le idee chiare, con autonomia di pensiero critico e la fermezza che deriva dalla consapevolezza di stare dalla parte giusta fa ben sperare per il futuro!

Anche quest’anno stiamo accingendoci a celebrare la liturgia delle celebrazioni della festa della Liberazione, una data fondamentale del nostro calendario civile, un momento basilare della Storia repubblicana.

Da quel 25 aprile 1945, infatti, si è dipanata e si sono susseguiti una serie di eventi che hanno determinato la costruzione della democrazia, dello stato di diritto e della libertà in questo Paese.

L’insurrezione armata per cacciare lo straniero occupante e per abbattere definitivamente  un regime totalitario e illiberale, la convocazione di libere elezioni aperte al suffragio universale con il diritto di voto alle donne, la scelta referendaria per la Repubblica in contrapposizione alla monarchia, la convocazione di un’Assemblea Costituente liberamente e democraticamente eletta e, infine, la promulgazione della Carta costituzionale, il documento fondativo che regola e definisce i principi , i valori e le modalità condivise della nostra convivenza sociale.

La nostra Costituzione contiene, è cosa nota, una serie di dichiarazioni di principi etico-valoriali che non sono oggetto di negoziazione; ciò è frutto della consapevolezza che quell’affermazione di valori e principi è il frutto della sofferenza a cui il popolo italiano è stato sottoposto da oltre vent’anni di regime liberticida  e oppressivo, da un’ideologia poliziesca, razzista e militarista, da una vergognosa alleanza con le forze naziste in un abominevole progetto totalitario di governo del mondo basato su una visione di supremazia razziale tra esseri umani. L’orgogliosa reazione del popolo italiano che attraverso le varie forme di Resistenza, armata e non, unitamente al fondamentale ruolo militare degli Alleati contribuì alla Liberazione e condusse il Paese a scrivere quelle pagine basilari in cui tutti siamo chiamati a riconoscerci, pagine scritte con il sangue che, come spesso insegna la Storia sono quelle delle Costituzioni, il sangue di molti italiani ed esito di una terribile guerra civile che ha diviso inesorabilmente il Paese tra chi era dalla parte giusta e chi invece no.

Ma quel 25 aprile 1945 si fa sempre più lontano, sempre più sfumato. I protagonisti e i testimoni sono sempre meno per evidenti ragioni biologiche e sempre più frequentemente si affacciano  fenomeni, episodi e recrudescenze di nostalgie fasciste o fascistoidi. La cronaca sempre più spesso porta alla ribalta fatti, avvenimenti e manifestazioni di gruppi o persone che richiamandosi a quei modelli, inesorabilmente sconfitti dalla Storia, compiono azioni o gesti inqualificabili, violenti nei modi e nelle forme. Si è data la via libera a far sì che linguaggi e parole, che negli anni passati erano stati banditi, che non rientravano più nel lessico politico corrente, ritornassero prepotentemente all’ordine del giorno, che avessero dignità di dibattito e ascolto.

In risposta alla crisi economico-sociale che l’intero occidente ha attraversato e sta attraversando si è andati, come spessissimo è accaduto nel corso della Storia, alla ricerca parossistica del capro espiatorio, del colpevole responsabile delle sofferenze e delle insicurezze che ampi strati sociali della popolazione stanno certamente vivendo, da dare loro in pasto, scatenando la rabbia, il risentimento, il rancore. Nietzsche asseriva oltre centotrentanni fa:” …la nostra è l’età del risentimento, il rancore è il motore della società, il suo demone prigioniero…”. 

Vediamo tutti come sono riemersi atteggiamenti e comportamenti quotidiani che credevamo ormai superati e non più ripetibili e invece no, il Male nella sua semplice ed estrema banalità alberga sempre nell’animo umano. Contro di lui si deve, dobbiamo tutti, compiere un rinnovato sforzo per abbatterlo e sconfiggerlo, pena l’abbruttimento e la regressione sociale che ciò comporta. La guerra tra poveri, il clima di intolleranza, di xenofobia e in alcuni casi di vero e proprio razzismo sono diventati, nel corso di pochi mesi, il leit motiv che determina sempre più spesso l’agenda del dibattito politico istituzionale del paese, sovente per ragioni di mera speculazione propagandistica ed elettorale. L’assenza di riconoscimento dell’alterità, l’insofferenza verso tutto ciò che è diverso, l’ossessivo richiamo a una supposta supremazia dell’”essere italiani” in luogo dell’”essere umani”, quasi fosse una categoria aprioristica, lasciano sgomenti e sbigottiti tutti coloro che riescono a non farsi travolgere dalle convulsioni della pancia del corpo sociale, ma provano a mantenere una propria capacità di giudizio critico autonomo, dove questo non è un presupposto dell’eterno dibattito “popolo versus élite” come si tenta di far passare, ma bensì una condizione reale ed effettiva.

E’ quindi in quest’ottica che ritengo alcuni comportamenti, certe dichiarazioni pubbliche, alcuni richiami a esibizionismi muscolari e a teatralità eccessive avuti da personalità portatrici e detentrici di responsabilità pubbliche e di Governo siano da censurare senza appello. Lo dico in maniera più esplicita: trovo che le dichiarazioni sulle celebrazioni del prossimo 25 aprile (per esempio, ma non solo), rilasciate dal Ministro dell’Interno e vice premier del Governo italiano siano state assai gravi e irresponsabili perché vanno contro quelli che sono i principi e i valori scolpiti nelle pagine della Costituzione repubblicana, quella Costituzione su cui lo stesso Ministro ha giurato per poter esercitare il proprio ruolo e compito; ritengo questo un aspetto assai grave.

A scanso di equivoci voglio sottolineare subito che il valore dell’antifascismo e del riconoscimento dei principi costituzionali  fondamentali della nostra democrazia repubblicana fanno parte del corredo genetico della stragrande maggioranza della classe dirigente del Paese, in maniera trasversale, anche tra moltissimi aderenti a schieramenti politici riconducibili al centrodestra, ma che proprio in forza di quella consapevolezza è doveroso che tutta quella stessa classe dirigente svolga adeguatamente anche  il ruolo pedagogico di indirizzo, di formazione e di costruzione di una consapevolezza democratica dello Stato, evitando di farsi trascinare in derive speculative e propagandistiche finalizzate al solo accrescimento del momentaneo consenso elettorale poiché, così facendo, procura esclusivamente un danno che potrebbe risultare irreparabile al consolidamento della convivenza sociale.

La festa dl 25 aprile, la festa della Liberazione è diventata nel corso degli anni una giornata in cui oltre a festeggiare la riconquista della Libertà, della Democrazia e dell’autodeterminazione si celebra la coesione sociale dell’Italia, il riconoscimento delle nostre peculiarità, delle nostre differenze, delle nostre alterità, delle nostre somiglianze. E’ la vera festa in cui tutti gli Italiani debbono riconoscersi.

E’ il giorno in cui si commemorano coloro che hanno donato la propria vita per affermare questi principi e questi valori, scegliendo di stare dalla parte giusta della Storia, anche per conto di coloro che stavano in quel momento combattendo, e si ricorda che il sangue versato nel corso di quei terribili venti mesi tra il 1943 e il 1945 non sia più.

L’universalismo dei principi e dei valori celebrati sia di tutti, nessuno escluso!

Mariano G. Santaniello
Presidente ISRAL
Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea
in provincia di Alessandria “Carlo Gilardenghi”


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