Armando Bergaglio – L’estate dei tortonesi, un tempo




L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO

intro

Il fresco della ‘leia’ e il chiosco ai giardini. Ar funtanei dar Paradis, il ghiaccio di Denari e i gelati di Piccinini.
Il richiamo del Castello. Spostarsi a piedi o in tram. Le fonti di Montegioco, di Zebedeo e della Maddalena

Arrivava l’estate con le sue giornate torride e afose e i Tortonesi, anche allora, andavano alla ricerca di un po’ di refrigerio. Una ricerca non facile quando mancavano i sollievi offerti dalle tecnologie di oggi e la possibilità di spostarsi rapidamente.

Lo Scrivia e l’Allea, il viale alberato che non c’è più

Se per i giovani c’era il richiamo dello Scrivia, con le sue fresche e invitanti acque, per gli altri il primo punto di riferimento era l’allea (‘ra leia’), quel viale sorto nella prima metà dell’Ottocento sull’area degli spalti, le fortificazioni che per secoli avevano protetto la città. Ma anche questo imponente viale ombroso con una quadruplice fila di alberi – che partiva da Porta Milano (incrocio tra Via San Marziano e la vecchia circonvallazione) ed arrivava fino a Porta Alessandria (oggi Largo Borgarelli-Piazza Roma) – non ebbe vita facile, e un po’ per un motivo un po’ per l’altro quell’invidiabile passeggiata fu, poco per volta, cancellata. Il colpo di grazia le fu dato quando venne costruito lo ‘Scolastico’. “Una delle migliori attrattive di Tortona che scompare…”, titolava il ‘Popolo Dertonino’ il 14 agosto 1904. “E’ la ‘lea’, la grande, vecchia ‘lea’ di circonvallazione. Quelle sacre, antiche piante dovevano o potevano essere rispettate“, commentava deluso e amareggiato il cronista del settimanale cittadino.

Acqua di fonte e gazzose, la fabbrica del ghiaccio

Chi cercava un po’ di refrigerio poteva dissetarsi ad una delle tre fontane con acqua di sorgente che scaturiva dalle cavità del Castello. “Quando l’arsura si fa sentire, Tortona benedice il Cisternone, il Lavello e il Paradiso: tre polle d’acqua freschissima, leggerissima e sanissima. Quella del Paradiso, poi, è degna del suo nome…”, si legge su un foglio a stampa datato 1894.

Chi, invece, non si riteneva soddisfatto dell’acqua di fonte aveva a disposizione le gazzose. Già allora c’erano le gazzose Abbondio, ma è dalla metà dell’Ottocento che a Tortona si producevano ‘gazuese’, come si diceva allora, alla francese. Le bibite erano tenute al fresco grazie al ghiaccio raccolto d’inverno nelle rogge cittadine e conservato nelle ghiacciaie. Anche se l’igiene era quello che era, come ci ricorda argutamente il cronista di “La Scrivia’ del 7 gennaio 1888.In questa settimana si lavorò a tutta forza a riempire le ghiacciaie. Ma l’acqua viene presa nella roggia Cadè che attraversa la Via Emilia e dove si sciolgono tutte le immondizie della città. E tutto questo sotto il naso della Giunta che permette che i microbi siano immagazzinati d’inverno e messi in commercio d’estate.” Finchè nel 1910 fu aperta la fabbrica del ghiaccio su iniziativa dell’Ing. Bonadeo. “La società si impegna fin d’ora con contratti vincolativi sia per il ghiaccio che per le unite celle atte alla conservazione dei generi alimentari.” E l’immagine del carro di Denari con i suoi parallelepipedi di ghiaccio è ancora viva tra i meno giovani, come è ancora vivo il ricordo di Piccinini con suo triciclo dei gelati, bianco a chiglia di nave, immancabilmente presente in città e nelle sagre dei paesi.

I Giardini della Stazione

Essendo pressochè scomparsa l’allea, il luogo di ritrovo si spostò ai giardini pubblici antistanti la stazione ferroviaria, dove d’estate i Tortonesi, oltre a godersi un po’ di frescura, potevano ascoltare il concerto che alla domenica era offerto dalla banda militare del Reggimento di stanza nella locale caserma. Per questo tale Angelo Gatti intuì che lì mancava un chiosco per bibite e gelati, anche se ai margini dei giardini si trovava il Bar Gambrinus. Così il 16 gennaio del 1912 chiedeva al Comune l’autorizzazione “ad impiantare sulla piazza della stazione un chiosco elegante per lo spaccio di bibite e liquori”. L’amministrazione comunale preferì un concorso di idee, perciò fece affiggere un pubblico avviso per l’erezione di un chiosco ed in breve giunsero sette domande corredate dal relativo progetto ed alla fine fu accolta la domanda (e progetto) di Daniele Piccinini che il primo maggio del 1913 apriva un elegante chiosco bar che chiamava ‘Ideale’. L’iniziativa del Piccinini ottenne subito il favore dei Tortonesi e fece buoni affari.

Il recupero dell’area del Castello

Chi poteva permetterselo ricorreva alla frescura ed agli ozi delle ville in campagna e chi non poteva d’estate sfuggire alla calura stagnante in città saliva, al termine della giornata, sul Castello “godendosi le ore della sera in un angolo fresco e tranquillo, lontano dalla polvere, dal fumo, dalle puzze e dal baccano”.

Infatti il Castello costituiva un sicuro richiamo per chi andava alla ricerca di un pò fresco. Anzi, già allora, esso lasciava intravedere delle potenzialità non ancora sfruttate. Scriveva in proposito Aristide Arzano nel giugno del 1887: “Nei giorni di calura, quando al piano non muove foglia, noi corriamo lassù e vi troviamo un alito di brezza refrigerante, vaghiamo collo sguardo in quell’immenso orizzonte pieno di verde e di sole e respiriamo. Ora figuratevi lassù delle ombre fresche, dei sedili sparsi, un po’ di chiasso, un po’ di andirivieni, ed a quando a quando le armonie della musica echeggianti libere nell’aria e poi ditemi se tutto ciò non merita qualche sacrificio ed in ispecial modo poi quello dei quattro palmi di viale che formano oggigiorno la nostra unica consolazione.

Così, ai primi del Novecento, sul Castello furono avviati i primi lavori di recupero e di abbellimento della nostra collina. La molla di tutto fu, ancora una volta, Aristide Arzano che, grazie alle sua forza di persuasione e di coinvolgimento mobilitò enti pubblici e privati. E i risultati ottenuti furono davvero sorprendenti. Un intervento decisivo fu compiuto a metà Anni Venti quando, fu avviata un’intensa opera di rimboschimento sulle pendici del Castello che da allora divenne, a pieno titolo, un grande parco pubblico. Ed a quegli anni risale l’apertura dello Chalet su iniziativa di Paride Tonna che chiedeva la concessione di un’area sul Castello per aprirvi un ristorante (“è da molto tempo sentita la necessità da parte di tutta la cittadinanza di un ritrovo estivo”, precisava il Tonna).

Intanto si andava diffondendo la moda della gita ‘fuori porta’ favorita dall’introduzione dei moderni mezzi di trasporto, prima le linee tramviarie e, successivamente, le linee automobilistiche. I Tortonesi erano attratti dalla bellezza del paesaggio, tanto che sul bollettino della Società Storica ‘Iulia Dertona’ furono segnalate “le escursioni di diporto nel Tortonese”, con le ‘cose notevoli’ ed i consigli per il turista.

Le fonti idrominerali

Ampio rilievo viene dato, sui giornali dell’epoca, alle fonti di acque minerali. L’usanza – o la moda – di ‘passare le acque’ in qualche località termale, che si diffuse nella seconda metà dell’Ottocento, è uno degli aspetti della ‘belle époque’. Lentamente, anche da noi si va affermando un turismo che, seppure in forme più modeste, prelude al Novecento. Si scoprono, così, le fonti idrominerali (Montegioco, Sardigliano, Castellar Guidobono, Volpedo, Spineto, Rivanazzano, Salice Terme…), ma si colgono anche le prime avvisaglie di un turismo gastronomico o il piacere di apprezzare le bellezze offerte dai paesaggi del nostro Appennino. “Non crediamo certamente che sia l’azione terapeutica delle acque – quantunque potentissima – il coefficiente massimo del benessere, che s’acquista dopo alcune di queste belle gite, bensì la compagnia, il moto, l’aria ossigenata del mattino, la varietà delle sensazioni, la colazione allegra ben fatta, sdraiati sull’erba e, per chi ha senso d’artista, la bellezza del paesaggio che con varietà sorprendente passa dalla curva molle del colle al dirupo selvaggio, dalla verde esuberanza delle viti ai dossi brulli dei monti, dal chiasso al silenzio solenne, dagli abbagli di sole alle ombre oscure dei boschi”. Questo scriveva ancora l’Arzano nel 1887. Il quale lamentava l’indolenza di chi di dovere ad agevolare tale forma di turismo.

Già nel corso degli Anni Ottanta dell’Ottocento, nelle fresche mattine d’estate ‘forti giovani e allegre ragazze’ dei quartieri San Martino e Porta Voghera erano soliti partire a frotte per Montegioco “chi su carri, chi su carretti, chi, in mancanza di meglio, a piedi.”. Veniva, quindi rivolto un caldo invito a Fossati, dell’albergo Italia (in Via Emilia, angolo Via Carlo Varese), ad organizzare un regolare servizio di vettura per Montegioco, con carrozze comode, prezzi modesti e orari adeguati.

La tramvia e la scoperta della Val Curone

L’apertura della tramvia per Volpedo nel 1889, fece scoprire come meta turistica, la Valcurone. Acquistarono così rinomanza, in breve, le Fonti Zebedeo a Castellar Guidobono e le Fonti della Maddalena a Volpedo, mentre era sempre più frequentata Salice che si andava affermando come importante località termale e climatica, raggiungibile in tram fino a Castellaro, da dove si proseguiva in diligenza.

Armando Bergaglio

Questo album del maestro Bergaglio è già stato pubblicato sulla pagina facebook “Tortona OGGI” con il titolo: “(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.




Didascalia delle foto

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 1

Armando Bergaglio

Tortona 1910. Una elegante passeggiata in Corso Leoniero. In secondo piano il vecchio Bar Gambrinus, uno dei caffè più frequentati in città nella stagione estiva

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 2

Armando Bergaglio

L’appuntamento classico era ai giardini della stazione, allora un’autentica oasi di frescura (e di mondanità, per quei tempi)

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 3

Armando Bergaglio

Per chi si sentiva di fare i soliti quattro passi c’era la collina del Castello. Qui siamo in via Fornaci (fine anni venti)

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 4

Armando Bergaglio

Il Viale degli Olmi era una passeggiata d’obbligo sul Castello vero e proprio

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 5

Armando Bergaglio

L’animazione del castello ebbe inizio quando nel 1925 venne aperto il primo nucleo del Ritrovo, lo Chalet, che presto divenne uno spazio danzante

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 6

Armando Bergaglio

Dalle passeggiate ai giardini o sul castello alle acque dello Scrivia. I ritrovi erano soprettutto presso i ‘buiou’, quali quelli del Maghisello o di Gaia.
La foto è di Piero Debusti, anni cinquanta. Sono volti noti.

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 7

Armando Bergaglio

Non c’era certo il trampolino. Per fare un tuffo bastavano i ‘gabiou’ presso i ponti.

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 8

Armando Bergaglio

Questa foto ci voleva proprio. E’ di Patrizia Tuis ed è ambientata in quel di Viguzzolo. Anche questa era l’estate di un tempo. Una immagine tremendamente espressiva.

Ringrazio Patrizia Tuis, che ogni tanto ci regala immagini ed emozioni perdute.

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 9

Armando Bergaglio

La classica bibita estiva dei Tortonesi era la gazzosa Abbondio, un gasusei (ma più anticamente si diceva ‘sampagnei’)
(pubblicità risalente al 1906 -coll. Armando Bergaglio)

Abbiamo perso ospedale, tribunale, INPS, polizia ferroviaria, ed anche la gazzosa Abbandio. Povra Turtona…

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 10

Armando Bergaglio

La casa del Gelato in via Fracchia era famosa ed apprezzata.

Con una lira sceglievi tra La Rondinella e la Santamerenda

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 11

Armando Bergaglio

Tortona anni venti, Corso Leoniero. L’omonimo bar si è poi spostato sull’altro lato e qualche anno dopo è arrivata La Cadorina, presente da noi dai primi anni Trenta

 

(ab) L’ESTATE DEI TORTONESI, UN TEMPO.Foto numero 12

Armando Bergaglio

Ora ‘Il mare di Vho’ mantiene un ricordo delle antiche gelaterie e gelatai (tutti ricordiamo Piccinini)




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