Il rapporto ISPRA-SNPA 2026 fotografa una situazione preoccupante per il territorio tortonese. Peggio soltanto Pozzolo Formigaro e Cherasco. Il Piemonte registra il più alto incremento percentuale del Nord Italia.
Tortona conquista il terzo posto nella classifica piemontese dei comuni che hanno consumato più suolo tra il 2024 e il 2025. Una posizione che, naturalmente, non è motivo di orgoglio: secondo il Rapporto 2026 sul consumo di suolo realizzato da ISPRA e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), nel territorio comunale sono stati trasformati in superfici artificiali 26,39 ettari in un solo anno.
Davanti a Tortona si trovano Pozzolo Formigaro, con 54,25 ettari, e Cherasco, in provincia di Cuneo, con 45,39 ettari. Numeri che riportano al centro dell’attenzione una questione importante per il futuro del territorio: quanto suolo agricolo e naturale siamo ancora disposti a sacrificare in nome dello sviluppo economico?
Tortona tra i comuni piemontesi che consumano più suolo
Il dato di 26,39 ettari rappresenta il consumo lordo registrato a Tortona nell’ultimo anno monitorato. Il consumo netto, che tiene conto anche delle superfici ripristinate, è invece di circa 24 ettari.
Per comprendere meglio la dimensione del fenomeno, è utile allargare lo sguardo alla provincia di Alessandria e all’intera regione.
Tra il 2024 e il 2025, in provincia di Alessandria sono stati consumati complessivamente 199 ettari di suolo. Tortona rappresenta quindi una quota significativa del totale provinciale.
A livello regionale, il Piemonte ha registrato 854 ettari di nuovo consumo lordo, mentre il bilancio netto, dopo aver considerato i ripristini, si attesta a 781 ettari.
Si tratta del valore più elevato della serie storica regionale.
Piemonte, il consumo di suolo cresce più che nel resto del Nord Italia
Il quadro regionale è particolarmente preoccupante. Nel 2025 il Piemonte ha registrato un incremento percentuale dello 0,46% del suolo consumato rispetto all’anno precedente, contro una media nazionale dello 0,44%.
Un risultato che colloca la regione al primo posto nel Nord Italia per incremento percentuale.
Tra i principali fattori che contribuiscono alla trasformazione del territorio figurano la realizzazione di nuovi insediamenti logistici e produttivi, le infrastrutture e gli impianti fotovoltaici a terra.
La provincia di Alessandria è tra quelle maggiormente interessate dal fenomeno. Nel Tortonese, in particolare, la crescita degli insediamenti logistici rappresenta uno degli elementi più rilevanti.
Non si tratta di mettere in discussione il valore economico della logistica, dell’industria o della produzione energetica. Sono attività che rispondono a esigenze concrete e che possono generare occupazione e opportunità.
La questione riguarda piuttosto le modalità con cui vengono pianificati questi interventi e il loro rapporto con le risorse ambientali disponibili.
Il suolo agricolo è una risorsa che non possiamo considerare infinita
Il consumo di suolo non è soltanto una questione urbanistica. La trasformazione di terreni agricoli e naturali in superfici artificiali comporta conseguenze che interessano direttamente la qualità della vita delle comunità.
Il terreno naturale svolge infatti funzioni fondamentali: assorbe l’acqua piovana, contribuisce alla regolazione del clima, ospita biodiversità e permette la produzione di alimenti.
Quando viene impermeabilizzato attraverso edifici, strade, piazzali e parcheggi, una parte importante di queste funzioni viene compromessa.
Tra le conseguenze ci sono:
- Maggiore rischio idraulico: la riduzione delle superfici permeabili limita l’assorbimento dell’acqua piovana e può aumentare il deflusso superficiale.
- Perdita di biodiversità: la trasformazione e la frammentazione degli habitat naturali mettono in difficoltà numerose specie animali e vegetali.
- Riduzione della capacità agricola: ogni superficie fertile sottratta all’agricoltura riduce il potenziale produttivo del territorio.
- Alterazione degli equilibri climatici: il suolo naturale contribuisce alla regolazione della temperatura e all’assorbimento del carbonio.
Sono effetti che non riguardano soltanto le generazioni future, ma anche le comunità che oggi abitano e lavorano in questi territori.
Sviluppo economico e tutela del territorio: è possibile trovare un equilibrio?
Il rapporto ISPRA-SNPA invita a considerare il consumo di suolo come un fenomeno da monitorare e contrastare attraverso una pianificazione più attenta delle trasformazioni territoriali.
Per Tortona e per il Piemonte la sfida dovrebbe essere quella di conciliare le esigenze delle attività economiche con la tutela delle risorse ambientali.
Una delle strade possibili è puntare maggiormente sulla rigenerazione urbana e sul recupero delle aree industriali dismesse, evitando che ogni nuovo insediamento produttivo comporti necessariamente la trasformazione di terreni agricoli.
Occorre inoltre una visione che superi i confini dei singoli comuni. Le scelte urbanistiche di un’amministrazione possono infatti avere conseguenze sul territorio circostante, soprattutto quando riguardano infrastrutture, viabilità e grandi insediamenti logistici.
Un esempio concreto delle trasformazioni in corso è rappresentato dal progetto del corriere Automarocchi, che ha scelto Tortona per realizzare un nuovo insediamento su altri 36.000 metri quadrati di terreno. Una vicenda che abbiamo già raccontato su Tortona Oggi e che contribuisce a rendere ancora più attuale la discussione sul futuro urbanistico della città.
A questo proposito, sarà importante capire quali prospettive di sviluppo e quali strumenti di tutela del territorio siano stati delineati dal nuovo Piano Regolatore Generale di Tortona, recentemente approvato, e in che modo le sue previsioni sapranno conciliare le esigenze insediative con la salvaguardia del suolo agricolo.
Il consumo di suolo registrato a Tortona pone quindi una domanda che riguarda l’intera comunità: quale modello di sviluppo vogliamo per il nostro territorio?
La crescita economica è importante, ma non può essere valutata soltanto attraverso il numero di capannoni costruiti, gli investimenti attratti o gli oneri di urbanizzazione incassati. Deve essere misurata anche in termini di qualità ambientale, tutela del paesaggio e benessere delle persone.
Costruire nuovi edifici, da solo, non significa necessariamente produrre sviluppo. Occorre chiedersi anche quali collegamenti vengano realizzati, come si integrino i nuovi insediamenti con la città e quali conseguenze abbiano sulla mobilità e sull’ambiente.
Il tema della logistica, in particolare, merita una riflessione che va oltre il consumo di terreno. I nuovi insediamenti comportano un aumento del traffico pesante, mettono sotto pressione una rete stradale già sottoposta a sollecitazioni importanti e richiedono infrastrutture adeguate. Senza dimenticare che una maggiore impermeabilizzazione del territorio può aggravare le criticità idrauliche, proprio quando gli eventi meteorologici intensi rendono sempre più importante la capacità del suolo di assorbire l’acqua.
C’è poi un aspetto che riguarda direttamente la sicurezza delle persone. Pensiamo ai lavoratori della logistica che si spostano in bicicletta: troppo spesso i nuovi insediamenti produttivi non sono accompagnati da collegamenti ciclabili e percorsi sicuri. Si parla di sostenibilità, ma non basta adottare un linguaggio green se poi mancano le infrastrutture che permettono di tradurla in pratica.
Sono questioni che Tortona Oggi ha già affrontato in diverse occasioni. Nell’articolo L’area logistica di Tortona è nata vecchia avevamo sollevato proprio il problema della mancanza di una visione moderna della mobilità. Anche il caso del Palagavio si inserisce in una riflessione più ampia sulle trasformazioni urbanistiche e sulle scelte che incidono sul futuro della città.
Non sono temi sempre popolari, soprattutto quando si intrecciano con investimenti e prospettive occupazionali. Ma proprio per questo è importante parlarne. Lo sviluppo di un territorio non si misura soltanto da ciò che viene costruito, ma anche dalla qualità delle condizioni di vita che lascia a chi quel territorio lo abita, lo attraversa e ci lavora.
I 26 ettari trasformati in un solo anno sono un dato che merita attenzione. Non per alimentare contrapposizioni ideologiche, ma per aprire una discussione concreta sulle scelte che determineranno il futuro del Tortonese.
Foto: Lazydog.eu
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