Luigi Diamante, il portiere “sommerso” dal Grande Torino

Il nostro Fabio Buffa, dopo averci parlato della più famosa maglia nera del giro d’Italia, indossata dal tortonese Luigi Malabrocca, oggi ci porta al “Fila”, con Luigi Diamante, un altro sportivo tortonese, che ha legato il suo nome a quello del Grande Torino…



Diamante, quel portiere “sommerso” dal Grande Torino

Nei giorni scorsi abbiamo parlato della famosa maglia nera del ciclismo vestita dal tortonese Luigi Malabrocca, “Re” del record negativo per eccellenza. Ma c’è un altro tortonese che, sempre nell’ambito sportivo, detiene un primato che rimane imbattuto nei decenni, felice od infelice, a seconda dei punti di vista. È il Grande Torino dei vari Valentino Mazzola, Valerio Bacigalupo, Mario Rigamonti, Guglielmo Gabetto, ovvero quello della tragedia di Superga, a detenere nel campionato di calcio di serie A il record delle reti segnate in una giornata. Sono 10 e la “vittima” di quel primato, che rimane ancora imbattuto, fu l’Alessandria. Infatti Torino-Alessandria del 2 maggio 1948 finì 10 a 0 per i granata: a difendere la porta dei Grigi c’è Luigi Diamante, nato a Tortona nel 1918, che nulla riuscì a fare di fronte alla dirompente superiorità di una squadra destinata, proprio un anno dopo, ad entrare nella mitologia calcistica con la tragedia del 1949.

Un po’ come per Malabrocca, non si deve pensare che il portiere tortonese avesse qualità discutibili, anzi. Diamante, dopo gli esordi nel Derthona, a diciotto anni passò alle riserve del Milan, per esordire in prima squadra, in seria A, a 20 anni. Poi passa al Padova, in serie B, al Lecco, in C e al Varese, in A. Nel 1945 viene ceduto all’Alessandria, in B, dove vince il campionato accedendo in massima serie. Nella stagione 1947-48 le cose però per la squadra alessandrina vanno male: i “mandrogni” retrocedono dopo un’annata disastrosa. E tra le gare più cupe troviamo proprio lo storico ko subito al Filadefia ad opera del  Toro: la leggenda narra che al termine del primo tempo il risultato fosse sul 4 a 0 per i torinesi. Nella ripresa, Mazzola e compagni giocano al piccolo trotto, non vogliono infierire. Il pubblico del Fila inizia a rumoreggiare, vuole vedere i granata “cattivi” e decisi, anziché “buoni” e “morbidi” contro un avversario ormai virtualmente sconfitto. Sempre secondo la leggenda, il malcontento del pubblico punge nell’orgoglio il Torino, che in un quarto d’ora trafigge il malcapitato Diamante altre sei volte.

Il portiere di Tortona, dopo l’esperienza alessandrina, va a giocare in Sardegna, nel Monteponi, poi torna praticamente a casa, vestendo la maglia della Vogherese, per chiudere la carriera al Derthona, come giocatore e come allenatore. A 37 anni un male incurabile se lo porta via, ma il ricordo di questo portiere che ebbe il coraggio di resistere allo strapotere del Grande Torino, rimane indelebile nei decenni.

Fabio Buffa

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