Viva la Mamma – Metti una sera a teatro a Sale…

La commedia dolce-amara “Viva la Mamma” racconta del rapporto tra madre e figlio in maniera intima e canzonatoria.



Metti una sera a teatro a Sale…

Una scena della commedia Viva la mamma di Davide Sannia
Daniela Sicbaldi, al telefono, e Enza Zanotti

Lo spettacolo “Viva la mamma” in scena a Sale dal 4 al 7 aprile 2019 (salvo nuove date aggiunte per eccesso di sold out), portato in scena dalla “Compagnia teatrale i Grani di Sale” per la regia di Davide Sannia, è una commedia in cui le due amiche Clotilde (interpretata da Daniela Sicbaldi) e Maura (Enza Zanotti), si trovano a discutere sulle loro vite e sul loro rapporto con i figli adolescenti.

Ambientata in una Milano anni Sessanta, si svolge in un unico atto a casa di Clotilde, una donna separata, di estrazione borghese, molto amica di Maura, aristocratica, questa volta vedova, con la quale condivide “il fardello” di dover crescere da sola il proprio figlio. Massimiliano e Giorgio, infatti, sono due studenti liceali che stanno per diventare maggiorenni e frequentano la stessa scuola.

Una voce fuori campo introduce il primo monologo di Clotilde, in apprensione perché il figlio ritarda il rientro da scuola. Viene subito a galla tutta la sua personalità: pessimista di natura, vive in costante stato di apprensione e teme sempre il peggio. Dopo una serie di ipotesi di incidenti improbabili capitati al figlio nel tragitto scuola-casa si accorge di avere l’orologio in avanti e quindi di essersi preoccupata per niente. Lo spettacolo è solo all’inizio, ma già è ben chiaro che ci sarà da ridere, un riso amaro che scava nelle fobie umane, in questo caso in quelle femminili.

Suona il citofono, ma non è Massimiliano, è Maura, che la informa che i ragazzi sono usciti un’ora prima da scuola perché hanno saltato la lezione di latino. È già da circa mezz’ora che sono a casa sua, in compagnia della Tina, la donna di servizio, che Maura può permettersi, mentre Clotilde, evidentemente, no.

Comunque, tra le due c’è molta confidenza e iniziano a confrontarsi sulla propria vita e, soprattutto, su quella dei propri figli. Maura è diversa da Clotilde, se la seconda teme sempre per l’incolumità dei suoi cari, la prima è più maliziosa e vede ovunque la minaccia di tentazioni, corruzioni e vizi, soprattutto per il proprio figlio, che considera una mela sana e quindi cerca di proteggere dalle tentazioni della società moderna, quella per noi ormai retrò del boom economico: “una fabbrica di vermi da introdurre nelle mele”.

Per i 75 minuti circa di durata dello spettacolo è un susseguirsi continuo di dialoghi lunghi e monologhi, esilaranti, perché in fondo le due amiche sono anche molto diverse e non manca qualche screzio. Guai a dire che il proprio figlio sia migliore di quello dell’altra perché questo viene preso come un’offesa personale. Tuttavia, la tensione via via scema e le due amiche si trovano sempre più d’accordo nel pensare di doversi proteggere dal rischio di perdere il controllo dei ragazzi e ritrovarsi sole. La soluzione trovata è un segnale evidente di quanto i ragionamenti delle due donne le abbiano portate un po’ troppo fuori dal contesto e lascia di sicuro sorpreso lo spettatore.

Lo spazio per l’esibizione è stato ricavato nel foyer della SOMS di Sale dai volontari della Compagnia dei Grani di Sale, che di questo vanno molto orgogliosi. Una quarantina di sedie, disposte a file di otto, che quasi sempre sono tutte occupate e gli attori qualche decimetro più in alto su una sorta di bancali di legno, che chi è seduto in prima fila potrebbe anche usare come poggiapiedi. La stagione teatrale di quest’anno si chiama “VuotoPresente” ed il palco è lasciato vuoto per scelta della compagnia, in contrasto con le scenografie dell’anno scorso, e degli spettacoli passati in generale, che erano molto più complesse. Lo spettatore è libero di immaginare come possa essere il luogo in cui si svolge la scena, la stanza e gli arredamenti in base alla propria percezione dello spettacolo. L’attore in questo modo diventa la parte centrale della scena ed è completamente “nudo” di fronte al pubblico senza nulla, nessun oggetto che possa difenderlo.

Scenografia essenziale dunque, sul palco solo una “fila da cinque” di sedie di legno da teatro, tutt’attorno al palco un tendone nero. Il tendone si interrompe in corrispondenza di un riquadro bianco su cui viene proiettato in diretta lo spettacolo. È lo spettatore a scegliere se guardare le attrici o seguire la loro immagine in bianco e nero sullo sfondo. Del resto, le attrici sono anche buffe, fuori moda; così truccate da Raffaella Maggo e pettinate da Lauretta Mantovani sembrano veramente uscite da qualche vecchia foto. Questo forse un po’ le imbarazza, ma non toglie niente alla recitazione, anzi semmai aggiunge. Aggiunge divertimento, tanto, e un po’ di malinconia. Anche per le stesse attrici è difficile evitare di ridere sotto i baffi.

Una commedia in grado di fare immedesimare lo spettatore, “Il” Massimiliano, “il” Giorgio e “la” Tina, pur solo narrati sono ben presenti nella scena, tanto che i dialoghi tre la Sicbaldi e la Zanotti più vanno avanti, più ci portavano a loro; pur non sapendo cosa stia succedendo a casa “della” Maura, in cui i due ragazzi adolescenti sono rimasti soli con “la” Tina…


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