Il Finale della Compagnia Teatrale I Grani di Sale. Recensione

Il Finale, interpretato da Federica Baldi, Adriana Bonini e Laura Zanotti ha chiuso la stagione teatrale salese.



Il Finale

Laura Zanotti e Adriana Bonini

Il teatro dell’assurdo approda a Sale con una commedia agrodolce portata in scena, a conclusione di una stagione fortunatissima, dalla Compagnia teatrale i Grani di Sale nel Foyer della Soms per la regia di Davide Sannia.

Un’ora di spettacolo con la scenografia “VuotoPresente” che abbiamo già visto nei due precedenti spettacoli, ma con qualche differenza.

Se in Viva la mamma il tendone nero scelto per lo sfondo si interrompeva in corrispondenza di un riquadro bianco su cui proiettare la diretta, in bianco e nero, dello spettacolo, questa volta a dare movimento alla scena c’è un buco, una finestra, dietro alla quale una bambina tiene un mappamondo illuminato in mano. È Bianca, la mascotte dello spettacolo, il cui ruolo sarà solo quello di comparire ad intervalli regolari dalla finestra e far girare incessantemente, in maniera svogliata il mappamondo, senza proferire mai parola.

Anche l’arredamento del palco è più “ricco” questa volta le file di sedie di legno da teatro sono ben due. A quella da cinque posti se ne aggiunge una da sei, quest’ultima girata verso il pubblico, mentre quella più corta è posizionata contro la prima, di schiena. Entrambe serviranno a far sedere solo una persona: Federica Baldi rivolta con la faccia al pubblico e Laura Zanotti dietro di lei con le spalle rivolte al pubblico. La Zanotti si alzerà solo per recitare, poi tornerà nella sua posizione, mentre Federica Baldi starà sempre seduta. Sarà Adriana Bonini a dar movimento alla scena, spostandosi da un lato all’altro del palco rappresentando con le braccia il movimento di un’orologio.

Tutte e tre sono vestite di nero: pantaloni neri, maglia nera, berretto all’uncinetto nero, solo i guanti sono bianchi per tutte e tre, così come bianco è il cerone che hanno in faccia. Federica Baldi indossa anche un paio di occhiali scuri, le altre due no.

Federica Baldi e Laura Zanotti

I personaggi dell’opera vivono una situazione statica ed immutabile, ogni giorno è uguale a sé stesso, ciascun gesto e ciascun avvenimento assume un aspetto quasi rituale. Inizialmente sembra di aver afferrato il senso della commedia: la Baldi rappresenta la condizione dell’essere umano maturo che aspetta la morte, la Bonini è il tempo che scorre. In linea di massima il tempo serve l’uomo, ma non troppo, alcune cose non le concede o, forse, non le concede più. Il tempo è anche l’opposto dell’uomo, se l’uomo non può muoversi, impossibilitato nella sua condizione moribonda, il tempo si ferma solo quando l’uomo sogna. Quando la Baldi diventa immobile, presumibilmente perchè si è addormentata, il tempo si ferma e si accendono i sogni. Dalla seconda fila si alza la Zanotti e inizia a ricordare, o inventare, storie più o meno bucoliche, storie più o meno serene. Fino a quando la Baldi non si sveglia e allora deve nuovamente fare i conti con il tempo che scorre.

Ma forse la commedia non parla della situazione umana, parla del mondo, a cui non mancano i riferimenti. Ecco il perché di Bianca col mappamondo in mano sullo sfondo.

La commedia finisce nel momento in cui, dimenticati i sogni, il tempo esce di scena e la Baldi trova finalmente la pace, coperta da un lenzuolo da Bianca, che come ha aperto la commedia così la chiude. Allo spettatore non rimane altro che riflettere su quello a cui ha assistito e iniziare a farsi domande a cui, forse, non troverà mai risposta…

 

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