Paolo Nespoli a Tortona racconta la vita degli Astronauti

Martedì 12 giugno l’astronauta della Agenzia Spaziale Italiana è stato a Tortona. In un incontro pubblico ha raccontato la vita nello spazio.




Paolo Nespoli a Tortona

Paolo Nespoli, Gianluca Bardone, Marcella Graziano, Comunità Tortonese

Martedì 12 giugno l’Astronauta italiano Paolo Nespoli è stato a Tortona per incontrare la comunità tortonese e raccontare il suo lavoro di Astronauta.

Ospite della Comunità Tortonese

La giornata è stata molto intensa: dopo un primo incontro con i ragazzi delle scuole, avuto in mattinata presso la Sala della Fondazione C.R. Tortona, una visita ai Musei Pellizza da Volpedo, un incontro con i volontari dell’Osservatorio Astronomico di Casasco, alle 18:00 è giunto il momento tanto atteso in cui l’astronauta ha incontrato il pubblico tortonese.

Paolo Nespoli incontra la comunità tortonese

Bagno di folla alla Sala della Fondazione

Per ascoltare Paolo Nespoli è accorsa così tanta gente che molti hanno dovuto rimanere fuori: la pur capiente Sala della Fondazione non ha potuto ospitare tutti. Chi non è riuscito a entrare, tuttavia, non è rimasto del tutto deluso, infatti Paolo Nespoli, su richiesta del Vice Sindaco Marcella Graziano, ha interrotto per un attimo la conferenza che si stava tenendo all’interno, per andare a scambiare qualche battuta con chi è rimasto fuori. TortonaOggiTV ha registrato il video in cui l’astronauta risponde alle domande del pubblico.

Una grande emozione

In questo articolo cercherò di restituire parte delle emozioni che l’Astronauta ha fatto provare al pubblico in sala, trascinato dal suo entusiasmo, dalla sua simpatia, dalla sua intelligenza e preparazione nel presentare la Missione Spaziale Internazionale e nel raccontare come scorre la giornata all’interno della Stazione Orbitante.

L’introduzione di Marcella Graziano

Il Vice Sindaco Marcella Graziano introduce Paolo Nespoli

Visibilmente emozionata anche lei, il Vice Sindaco di Tortona Marcella Graziano, ha ricordato come Tortona sia sempre più una città della cultura, in particolare della cultura scientifica e la grande affluenza di pubblico per assistere all’incontro con Paolo Nespoli non può che confermarlo. Ha quindi subito lasciato la parola all’astronauta.

Come si diventa Astronauti

Paolo Nespoli è ingegnere aerospaziale, si definisce un ragazzo di provincia che, durante il servizio militare, ha deciso di tentare la sorte. Per realizzare un sogno occorre crederci, sperimentare e non aver paura di sbagliare, ma semmai imparare dagli errori. Il modo migliore per non realizzare un sogno è proprio quello di non provarci.

La gestione degli errori

In America (Nespoli lavora presso lo Space Center di Houston in Texas) si ha un approccio diverso agli errori. Se in Italia gli errori si tende a “nasconderli sotto al tappeto“, in America dagli errori si impara. In un team in cui ognuno è responsabile oltre che della propria vita anche di quella degli altri, l’errore non è mai del singolo, ma del sistema.

Vi allego questo brevissimo video, in cui Paolo Nespoli parla proprio degli errori e della loro gestione, è molto interessante.

La selezione

Il percorso per diventare astronauti non è affatto una passeggiata. Dal momento in cui si viene selezionati passano mediamente sette anni prima di incominciare una missione.

La formazione continua

E’ proprio a questo punto che si è rivolto ai ragazzi che pensano di smettere di studiare appena finite le scuole superiori: “Nella vita se vorrete fare cose straordinarie non dovrete avere paura di continuare ad imparare, non dovrete avere paura di continuare a sentirvi allievi“.

L’addestramento

Prima di andare in missione, è facile intuirlo, si viene addestrati ad affrontare le condizioni di vita fuori dall’atmosfera terrestre. Attraverso un racconto fotografico Paolo Nespoli ha elencato una serie di luoghi, naturali e artificiali, in cui si fanno le esercitazioni, tra gli altri ha citato:

– Le grotte di Lanaitho in Sardegna, in cui per 14 giorni i futuri astronauti si abituano a vivere in completa assenza di luce;

– Un ambiente sottomarino in Florida, in cui è presente una riproduzione della Stazione orbitante collocata 20 metri sott’acqua. Questo tipo di addestramento prevede di stare per 20 giorni dentro ad un “bus“, questa la parola usata da Nespoli, con altre 5 persone. In questa base addestrativa si simulano anche le passeggiate spaziali.

– Un corso di sopravvivenza invernale nelle foreste vicino alla Città delle Stelle, in Russia con temperature molto vicine ai 30 gradi sotto zero. Quando la Soyuz atterra, le squadre di supporto sono solitamente sul posto in pochi minuti per aiutare gli astronauti ad uscire, ma c’è sempre la possibilità che la capsula atterri in una zona remota, fredda. Come parte del loro normale addestramento, gli astronauti imparano a sopravvivere ai climi rigidi in attesa dei soccorsi.

– Altre prove si fanno per saper affrontare incendi (sia della Navicella che della Stazione Spaziale), oppure ammaraggi in acque fredde. Gli Astronauti sono in grado di cambiarsi di abito all’interno della Navicella, una operazione non proprio comoda se si pensa che si è in tre seduti in uno spazio paragonabile a quello del sedile posteriore di un’auto di medie dimensioni.

L’Astronauta è un tuttofare a 360°, deve sapere fare tutto quello che si renda utile o necessario: medico, idraulico, elettricista, veterinario, pompiere, giardiniere (in propettiva di una futura colonizzazione del pianeta Marte si stanno facendo esperimenti sulla coltivazione di verdure in assenzadi gravità), ecc…

Terminato il corso di addestramento, dopo non prima di due anni e mezzo si fa l’esame finale. Chi lo supera viene assegnato ad una futura missione.

La partenza per lo spazio

La missione comincia circa 15 giorni prima della partenza, in quel tempo l’equipaggio (e un equipaggio di riserva pronto a partire se necessario) rimane in isolamento, in maniera da essere sicuri di non portare in orbita germi e malattie.

Mentre gli Astronauti si preparano al lancio le squadre tecniche preparano e posizionano Razzo e Navicella Spaziale.

La Navicella spaziale Soyuz

Dal momento della partenza ci vogliono 8 minuti e mezzo per entrare in orbita, da quel momento ci vogliono 4 ore par raggiungere la stazione Spaziale. L’aggancio con la Stazione Spaziale è automatico, occorre solo rispettare una velocità di 7 chilometri al secondo, con la tolleranza di +/- 3 km/s, il sistema provvede a tutto il resto.

La Stazione Spaziale Internazionale

Paolo Mespoli in piedi sulla cattedra della sala congressi della fondazione

La Stazione orbitante si trova a 240 miglia dalla superficie terrestre e viaggia ad una velocità di 28mila km orari, vale a dire 8 km al secondo, per fare il giro completo della terra ci mette un’ora e mezza, vale a dire che ogni giorno, all’interno della Stazione Spaziale Internazionale ci sono 16 albe e 16 tramonti.

Per far capire come si sta al suo interno, sospesi tra forza centrifuga e forza centripeta, Paolo Nespoli è salito in piedi sulla cattedra e poi è saltato a terra. Ecco, per tutta la durata della missione, circa 4 mesi, gli astronauti è come se precipitassero verso la Terra, provano la sensazione di cadere. I primi giorni sono terribili, poi ci si abitua. Un’altra sensazione che si prova durante le missioni spaziali è quella di avere il sangue alla testa, come se si stesse a testa in giù, perché in assenza di gravità i liquidi, compreso il sangue, tendono a salire. Anche il corpo umano si allunga in quelle condizioni, non c’è più la forza di gravità a “schiacciarlo al suolo”, nel caso di “Astro Paolo” l’allungamento è stato di 7 cm su di un corpo alto 1 metro e 88.

Ad ogni modo l’assenza di gravità consente di fare esperimenti che sulla Terra non sarebbero possibili, soprattutto quelli sulle forze.

Gli esperimenti scientifici

Gli esperimenti scientifici si fanno dentro e fuori dalla Stazione, da terra i “Pianificatori” dettano il ritmo. Si lavora dalle 7:30 alle 20:30, con due ore di esercizio fisico e la pausa per il pranzo. Il sabato è la giornata dedicata alla pulizia e alla manutenzione, la domenica si lavora solo 4 o cinque ore.

Il magazzino della Stazione Spaziale

Ogni tanto arrivano navicelle di rifornimento, che vengono agganciate dalla gru spaziale, movimentata dagli astronauti stessi. Al suo interno ci sono le scorte per circa un mese di missione e ci sono anche i cosiddetti “i pacchi della Croce Rossa“: sono i pacchetti personali degli astronauti, ricevuti dalle rispettive famiglie.

Ogni cosa sulla Stazione Spaziale orbitante ha il suo posto, non si può lasciare niente in giro perché tutto viene  risucchiato dai bocchettoni d’areazione. Esistono quindi appositi comparti individuabili univocamente attraverso le coordinate (un po’ con lo stesso metodo usato per la battaglia navale). Se non si facesse così non si saprebbe ritrovare ciò che serve quando necessario e quindi sarebbe come non averlo a bordo.

Le passeggiate spaziali

Le passeggiate spaziali durano circa 7 o 8 ore, in cui si passa continuamente dal giorno alla notte. Sono molto suggestive, perché si vede passare sotto di se la Terra. Durante le Passeggiate spaziali i vetri della Cupola, lo spazio vetrato che guarda verso la terra, vengono coperti, questo per precauzione: potrebbe succedere che qualche strumento o qualche detrito li colpisse frantumandoli, e questo… non sarebbe piacevole.

I collegamenti con la Terra

Oltre agli esperimenti scientifici, solitamente verso il fine settimana, quando le attività sono meno intense, ci sono i collegamenti con la Terra, con le personalità, vale a dire i Capi di Stato e di Governo, con il Papa, ma anche con gli alunni delle scuole. Famoso è stato l’incontro con Papa Francesco I, incontro che ha sicuramente cambiato la percezione, se non mistica, almeno filosofica di Paolo Nespoli. Su questo tema ho trovato il video che segue, con riflessioni a caldo sull’incontro tra gli Astronauti e Pontefice.

Non solo lavoro

Durante la settimana lavorativa si ha poco tempo per curare le pubbliche relazioni, forse anche per questo ci sono delle occasioni di vita sociale, come la cena comunitaria del venerdì sera e il film del sabato, in cui tutti e sei gli astronauti si radunano in attività comuni.

La Cupola Spaziale, un punto di osservazione privilegiato

Sulla Stazione Internazionale è presente una cupola vetrata rivolta verso la Terra e da cui la si può osservare da lontano e vederne i cambiamenti macroscopici. L’esempio che fa Nespoli è quello della Terra come una Navicella lanciata in orbita nello spazio: non si può pensare che chi sta a Poppa non lavori in squadra con chi sta a Prua. Dallo spazio si capisce come siamo tutti sulla stessa barca e ci si rende conto di quanto assurdo sia farsi la guerra tra di noi. Se tutti potessero vivere l’esperienza spaziale, sostiene Nespoli, il mondo sarebbe molto meno diviso.

Del resto la Stazione Orbitante è l’unico luogo in cui tutti i paesi del mondo collaborano per una causa comune.

La Terra non è fragile, è l’uomo a esserlo

Un’altra osservazione fatta da “Astro Paolo” è quella sulle conseguenze ecologiche di alcuni nostri comportamenti. Egli ci ricorda che non è la Terra ad essere fragile, essa sopravviverà per ancora tantissimo tempo. E’ l’uomo ad essere fragile e, una volta resa impossibile la sua vita sulla Terra, sarà proprio l’Uomo a scomparire, la Terra gli sopravviverà. Una considerazione su cui tutti dovrebbero riflettere.

Il video girato dalla Stazione Orbitante Internazionale

Paolo Nespoli è solito terminare le sue presentazioni con questo filmato, in cui è possibile vedere la Terra dall’alto. Sono immagini scattate da Nespoli e dagli altri astronauti all’interno della Stazione Spaziale

Le foto di Tortona Oggi

L’album fotografico della conferenza di Paolo Nespoli a Tortona (e Volpedo) è pubblicata su facebook, così come alcune foto che mi ha reso disponibili l’Osservatorio Astronomico e Naturalistico di Casasco, pubblicate nell’album Paolo Nespoli a Casasco.



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