Paolo Aresi a Castellania (Al) ospite de La Mitica





Nel 2016 riprendono con Paolo Aresi gli incontri cicloletterari del borgo di Castellania.

INTERVISTA a Paolo Aresi che domenica apre la terza edizione degli incontri Cicloletterari di Castellania

Paolo Aresi a CastellaniaDomenica 17 gennaio 2016, alle ore 17 in punto, si aprirà la terza edizione degli incontri cicloletterari de La Mitica, la ciclostorica dei Colli di Coppi.

Ospite dell’incontro sarò Paolo Aresi che, in tandem con il giornalista Gino Cervi presenterà il suo libro “La vita a pedali“, edito da Bolis Edizioni, Bergamo nel 2014.
La vita a pedali” è ambientato nella Bergamo a cavallo degli anni cinquanta e sessanta del ventesimo secolo ed è liberamente ispirato all’infanzia del grande ciclista Felice Gimondi.
Gli incontri cicloletterari de La Mitica, giunti alla terza edizione, presentano due importanti novità: “la prima è lo spostamento degli incontri alla Domenica pomeriggio, la seconda è il ritorno presso il Borgo di Castellania, prestigiosa ed apprezzata struttura ricettiva di Castellania, che in passato ha certamente contribuito al successo degli incontri con gli autori.”

Avatar Paolo AresiPaolo Aresi, classe 1958, è giornalista presso l’Eco di bergamo e scrittore dal 1978. Vincitore nel 1992 del premio Courmayeur e nel 2004 del premio Urania con il libro Oltre il pianeta del vento (noto anche come La scala infinita). Le sue passioni sono la letteratura, il ciclismo e l’astronomia. Molto noto per i suoi libri di fantascienza, si è sempre occupato anche di storia locale. E’ curatore del libro Gente di Bergamo, uscito nel 2015 per Bolis Edizioni. Ogni venerdì firma le Ciclostorie per BiciTv.

Appassionato tifoso di Felice Gimondi, ha scritto anche due romanzi legati al mondo della bicicletta: Ho pedalato fino alle stelle (Mursia editore) e La vita a pedali (Bolis edizioni). Proprio quest’ultimo sarà il libro di cui si discuterà domenica prossima a Castellania.

TORTONA OGGI ha voluto fare qualche domanda in più a Paolo Aresi che ringraziamo per averci risposto.

Museo Tito SanaTORTONA OGGI: “Il suo libro La vita a pedali è legato al materiale raccolto nel museo di Almenno San Bartolomeo che espone biciclette adatte ai diversi mestieri insieme a bici da corsa dei campioni del ciclismo, tra cui una del nostro #Campionissimo. Che relazione c’è tra le bici da lavoro e quelle da velocità?”

Paolo Aresi: Sì, le biciclette del museo Tino Sana di Almenno San Bartolomeo in provincia di Bergamo hanno contribuito a ispirare questo libro. Raccoglie oltre trenta bici dei mestieri e decine di biciclette dei campioni, ma anche ripropone l’evoluzione della bicicletta con esemplari di “macchine” ottocentesche. Sono tutte biciclette, espressione di una stessa visione del mondo, direi, di una stessa civiltà. La civiltà della bicicletta. Cioè la civiltà che esprime un desiderio di viaggiare, di andare, di scoprire, ma è consapevole dell’importanza della fatica, non arretra davanti al sudore, anzi. E’ un’istanza forte di modernità, ma anche di responsabilità. Non è un motore che mi porta in giro, che mi fa viaggiare: sono i miei muscoli, è la mia fatica. La voglia di andare, di scoprire, il dinamismo. Accanto alla consapevolezza della fatica. Oggi aggiungeremmo anche la “consapevolezza ecologica”, il rispetto per l’ambiente. Questo elemento non apparteneva alle coscienze di cento anni fa in maniera aperta, diretta, ma era comunque inserito già nel valore dell’andare in bicicletta.

Paolo Aresi. La vita a PedaliTORTONA OGGI: Il suo racconto è anche la biografia di Felice Gimondi, il campione bergamasco di ciclismo. Sembra che la decisione di diventare un ciclista di professione l’abbia presa vedendo Fausto Coppi vincere il mondiale di ciclismo su strada a Lugano nel 1953, vent’anni dopo sarebbe stato lo stesso Gimondi, in Spagna, ad ottenere quel titolo.

Paolo Aresi: Il libro è anche una biografia del Gimondi bambino e ragazzo. Una biografia romanzata. Il giovane Gimondi, classe 1942, era un gran tifoso di Fausto Coppi, ma non poteva dirlo: viveva in una famiglia di bartaliani e se avesse manifestato il suo amore per Coppi sarebbe stato punito. Lo zio Pidada lo minacciava di non portarlo a vedere il passaggio del Giro di Lombardia sul Ghisallo! La vicenda dello scatto di Coppi sulla Crespera non è stata seguita direttamente da Felice, ma soltanto gli venne raccontata. Seguì il mondiale alla Radio dal suo paese, Sedrina. Ho inventato quel passaggio ispirandomi invece all’esperienza di mio padre, che sempre me la raccontava. Lui era là, sulla Crespera, quel giorno. Quello che ho raccontato è la cronaca di quel momento vissuto da mio padre. Ho preso a prestito il suo racconto e l’ho trasferito su Felice, un falso che però non tradisce l’essenza della storia di Gimondi, anzi.

Museo Tito Sana. Bicicletta da ombrellaioTORTONA OGGI: Per uno scrittore di fantascienza sembra insolito un romanzo ambientato nel passato. Che valore ha per lei il racconto del passato?

Paolo Aresi: Il tempo mi affascina. Il tempo è il mistero in cui tutti ci muoviamo. Lo attraversiamo senza capirlo. Nemmeno siamo in grado di comprendere che cosa sia l’istante presente che in modo incessante sfugge. Passato e futuro. Hanno qualche cosa in comune: non esistono. Il passato non c’è più, è volato via. Dove è finito? Il futuro non c’è ancora. Dove si trova? Credo sia meraviglioso mantenere in vita il passato attraverso il racconto perché è come dire: noi veniamo da lì, noi siamo qualcuno, noi esistiamo davvero. Ed è meraviglioso parlare del futuro perché è come dire: un futuro c’è, noi stiamo andando da qualche parte, esiste una terra promessa. Identità e speranza.

TORTONA OGGI:  in una recensione del suo libro lei molto apprezzata si fa riferimento alla bicicletta come strumento di riscatto sociale nell’Italia del dopoguerra. In che modo il progetto Bike the Nobel di Rai Radio 2 può sposare questa filosofia di riscatto oggi?

Paolo Aresi: Certo. La bicicletta era anche un mezzo di riscatto sociale. Poi, con il boom, è stata un po’ “ripudiata”. Andare in bicicletta era passato di moda, l’automobile utilitaria era diventata il simbolo dell’emancipazione. A mio avviso la tendenza ha cominciato a invertirsi di nuovo dai primi Anni Ottanta, con l’avanzare delle idee di ecologia, di salute personale e pubblica, di nuovo modo di vivere le città. Si fa ancora oggi fatica ad abbandonare l’automobile in favore della bicicletta per gli spostamenti di pochi chilometri, ma credo che il solco sia ormai tracciato! Riguardo all’iniziativa che concerne il Nobel, penso sia un’idea che provoca, un’idea che attira l’attenzione ancora su questi temi legati al rispetto dell’ambiente, ma anche a un modo di affrontare la vita, la realtà; la bicicletta come mezzo dolce, rispettoso di quello che la circonda, che promuove un modo di essere portato verso la pace, l’accettazione dei limiti di ciascuno di noi. E’ stato scritto molto sul valore culturale e anche filosofico della bicicletta (si veda Ivan Illich, per esempio). Detto questo, credo che il Nobel vada sempre dato a una persona e non a un mezzo meccanico.

Appuntamento domenica prossima a Castellania con Paolo Aresi. La collaborazione agli incontri cicloletterari della Libreria Namastè consentirà a chi lo volesse di tornare a casa con una copia autenticata di “La vita a pedali”.

Foto: TerrediBergamo.it

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