L’arte messa al rogo: a Tortona una lezione sulla persecuzione nazista della cultura

Dal rogo dell’arte al rogo dell’umanità: per il Giorno della Memoria a Tortona si è ricordata la persecuzione nazista agli “artisti degenerati”.

L’incontro, ospitato alla Biblioteca Civica Tommaso de Ocheda, è stato aperto dai saluti del sindaco di Tortona Federico Chiodi, che ha richiamato il valore del Giorno della Memoria come occasione di riflessione sulle radici culturali della persecuzione nazista.

Si intitola Dal rogo dell’arte al rogo dell’umanità la lezione tenuta da Valter Ponta alla Biblioteca Civica Tommaso de Ocheda di Tortona per il Giorno della Memoria 2026. Al centro dell’incontro il tema dell’“arte degenerata”, espressione con cui il nazismo bollò e perseguitò gran parte dell’arte moderna del Novecento.

Il progetto sull’arte degenerata non si esaurirà qui: venerdì a Viguzzolo sarà affrontato il tema della musica degenerata ed è previsto per il prossimo anno un approfondimento sui libri degenerati, con un riferimento esplicito e inquietante ai roghi.

Il racconto di questo primo appuntamento parte da lontano. Già nel 1892 si diffusero teorie come quelle di Max Nordau, che contribuirono a diffondere l’idea che l’arte moderna fosse un segno di decadenza, malattia e degenerazione morale.

Nel Terzo Reich questa visione divenne politica culturale ufficiale. Non è irrilevante ricordare come Adolf Hitler, aspirante pittore respinto dall’Accademia di Vienna perché ritenuto privo di talento, abbia poi riversato anche una personale sete di rivalsa nella persecuzione dell’arte moderna: un’arte che il regime non capiva e che, soprattutto, non riusciva a controllare.

Il 18 luglio 1937 venne inaugurata a Monaco di Baviera la Grande Mostra d’arte tedesca, un evento di grande importanza nella storia dell’arte e della propaganda nazista. Un filmato restaurato documenta la visita di Hitler all’inaugurazione. A selezionare le opere fu incaricato Heinrich Hoffmann, fotografo personale del Führer. Il giorno successivo, però, si aprì un’altra mostra, in tutt’altro clima: quella sull’arte degenerata. Allestita in spazi angusti e bui, con le opere appese in modo caotico e accompagnate da scritte denigratorie, aveva lo scopo di ridicolizzare gli artisti modernisti, accusati nel catalogo di essere stupidi, parassiti e nemici del popolo.

Eppure, paradossalmente, la mostra “degenerata” ebbe un successo enorme: l’affluenza fu circa quattro volte superiore a quella della mostra ufficiale di arte tedesca. Un dato che dice molto più di tanti discorsi.

Dai musei statali vennero sequestrate migliaia di opere. Oggi sappiamo che esistevano almeno due registri, ritrovati e pubblicati online, che documentano questi sequestri. Molte opere furono vendute all’estero, in particolare in Svizzera (circa 250 finirono all’asta), altre semplicemente distrutte. In una sola notte, dopo la chiusura della mostra, oltre 5.000 opere furono bruciate. Tra gli autori, alcuni dei pittori oggi più celebrati del Novecento.

Emil Nolde, pittore espressionista, nazista convinto, razzista e xenofobo, fu comunque bandito perché la sua arte non rientrava nei canoni ufficiali: gli fu impedito di dipingere. Ernst Ludwig Kirchner, anch’egli espressionista, vide le sue opere ritirate dai musei e in gran parte distrutte; l’umiliazione subita contribuì al suo suicidio.

Ancora più tragica la storia di Otto Freundlich, autore della scultura scelta per la copertina del catalogo della mostra sull’arte degenerata, così come quella di Elfriede Lohse-Wächtler.

L’arte moderna venne spesso associata alla malattia mentale, anche per giustificare programmi come Aktion T4, che portarono all’uccisione di decine di migliaia di persone con disabilità. Oggi, in Tiergartenstraße 4 a Berlino – sede del quartier generale di questo ente pubblico che si occupava di eugenetica e di “igiene razziale” – un monumento ricorda quelle vittime.

A sintetizzare il senso profondo di questo percorso resta una frase di Heinrich Heine, che risale addirittura al 1817 ma risuona ancora oggi con forza: «Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen», “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”. Una frase che restituisce il senso di una serata che non è stata solo memoria storica, ma anche monito per il presente.

A seguire, Cinzia Rescia ha proposto alcune letture tratte dal libro Un anno a Treblinka di Yankel-Yakiv Wiernik, falegname polacco e uno dei pochissimi sopravvissuti al campo di Treblinka, un Lager nato con il solo scopo di uccidere immediatamente, nel giro di poche ore, tutti coloro che avevano la sventura di esservi deportati nei carri bestiame.

La serata si è conclusa con l’intervento di Corrado D’Andrea, che ha approfondito il tema dell’arte sotto il Terzo Reich e il recupero di molte opere grazie all’intervento dei Monuments Men, il gruppo di esperti d’arte e storici incaricati di salvaguardare il patrimonio artistico europeo durante la Seconda guerra mondiale. Le sue ricerche storiche hanno inoltre evidenziato la presenza a Tortona di questo speciale corpo militare in almeno tre occasioni, tra maggio e giugno del 1945.

Grazie alla nostra CountryLady Sabrina Prato abbiamo la registrazione dell’incontro che potete trovare al seguente link: https://youtu.be/12U_CAF_Dqk

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