L’Albergo Diffuso, un modello di sviluppo sostenibile del territorio

Ieri in biblioteca a Tortona si è tenuto un importante incontro sull’Albergo diffuso, un modo sostenibile per ridare vita ai Borghi grazie al turismo.



Un modello sostenibile di sviluppo del territorio

Ieri in biblioteca a Tortona si è tenuto un importante incontro con Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing del turismo, presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi (ADI) e presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei (APM), nonché esperto di mercati asiatici e responsabile del network Chinese Friendly Italy.

L’incontro è stato promosso dalla Città di Tortona in collaborazione con Alexala, l’Agenzia Turistica Locale per la Provincia di Alessandria e la Casa di Carità Arti e Mestieri di Ovada.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Tortona Federico Chiodi, del vice sindaco Fabio Morreale e di Pierluigi Prati, presidente di Alexala la conferenza è entrata nel vivo con l’intervento del prof. Dall’Ara, seguito da due “case history” di Chiara Giolo, titolare insieme a Edoardo Trezzi dell’Albergo Diffuso di Lovere in provincia di Bergamo e di Emanuela Pisano, titolare dell’Albergo Diffuso di Apricale, borgo nell’entroterra ligure, in provincia di Imperia.

L’Albergo Diffuso

Nella prima parte del suo intervento Giancarlo Dall’Ara ha spiegato in sintesi cos’è un albergo diffuso e come si inserisce nel mercato del turismo di oggi. L’AD, acronimo di Albergo Diffuso, è un modello di offerta turistica che promuove e tutela la specificità delle attività locali. Si contrappone al turismo cosiddetto di massa, quello che offre a tutti gli stessi prodotti per cui anche a migliaia di chilometri di distanza, i turisti trovano gli stessi prodotti che possono trovare sotto casa. L’AD risponde ad un bisogno di autenticità ed è favorito dal boom dei social media. I Piccoli Borghi hanno una marcia in più per rispondere a questa richiesta, perché nei piccoli borghi è ancora possibile trovare le “comunità vivibili” in cui i turisti possano sentirsi parte del territorio e parlare con la gente locale. Inoltre i piccoli borghi sono luoghi che non hanno tagliato del tutto le radici della propria cultura. Il 90% degli AD rimane aperto tutto l’anno e diventa un motore di sviluppo locale.

L’Albergo Diffuso è a tutti gli effetti un albergo, tuttavia non è ubicato in un unico edificio, spesso costruito ex-novo per tale scopo. L’AD recupera case e appartamenti rimasti vuoti nei centri storici dei borghi minori. Nell’edificio principale sono ricavate la reception e le stanze comuni; le camere da letto (a volte veri e propri appartamenti), invece, sono posizionate in altre case, o porzioni di case, molto vicine tra loro nel centro storico, possibilmente in edifici di pregio. Offre tutti i comfort di un albergo tradizionale ma i suoi ospiti convivono con gli abitanti locali. Per avere successo deve nascere in luoghi che non siano nati per il turismo. Si rivolge ad un mercato di nicchia, ma in grande espansione, quello dei turisti che ricercano l’autenticità, che vogliono, durante il loro soggiorno, entrare a far parte della comunità che li ospita.

Spesso i clienti di un AD sono stranieri, si calcola che gli “italiofili“, coloro che amano la cultura italiana e spesso ne parlano la lingua, siano almeno 250 milioni, forse più, è questo il target su cui fare riferimento.

Nella seconda parte del suo intervento il prof. Dall’Ara è sceso nei dettagli ed ha spiegato praticamente come realizzare un Albergo Diffuso. Sono specifiche tecniche facilmente reperibili sul sito dell’Associazione nazionale degli Alberghi Diffusi e non sto qui a ripeterli. Qualora siate interessati potete cercarli voi stessi, oltre che sul sito “ufficiale“, su internet è disponibile una vasta letteratura a riguardo e il prof. Dall’Ara si spende in prima persona per aiutare chi vuole incominciare questa avventura. Col tempo le Regioni italiane hanno inserito l’Albergo Diffuso nella propria legislazione, per il Piemonte la legge di riferimento è la n.3 del 2015.

Le Case History

Il Borgo di Apricale in provincia di Imperia

Dopo il professor Dall’Ara hanno preso parola Chiara Giolo e Emanuela Pisano, titolari di due Alberghi Diffusi, uno sul lago d’Iseo e l’altro nell’entroterra imperiese. Hanno raccontato la loro esperienza, entrambe hanno lasciato un lavoro in città e hanno completamente cambiato stile di vita, tornando a vivere nel borgo in cui sono nate. A quasi dieci anni dall’apertura sono molte le esperienze che hanno riportato, da un primo scetticismo, hanno oggi il pieno appoggio delle comunità locali in cui sono inserite. I negozi nei borghi in cui nasce un AD non chiudono, anzi, col tempo sono sorte nuove attività. Ad Apricale transitano ogni anno 7000 turisti, i quattro ristoranti del paese non solo non hanno chiuso, ad essi se ne è aggiunto uno nuovo. Il volano dell’Albergo Diffuso ha consentito l’apertura (qui come a Lovere) di nuove attività ricettive, commerciali e di servizi per i turisti, alcune persone del paese, oltre ai titolari, lavorano direttamente per l’Albergo diffuso. Sicuramente un modello da prendere in seria considerazione anche qui da noi…

Vedi anche: Una tesi di laurea sul turismo nei colli tortonesi



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