Il quotidiano on-line Oggi Cronaca di Tortona preso nel mirino da facebook per contenuti razzisti

È lo stesso direttore Angelo Bottiroli a dare notizia dell’ultimatum di facebook a rispettare le regole della community da parte del noto quotidiano tortonese Oggi Cronaca.



Facebook riconosce la stretta correlazione tra il nazionalismo bianco e il razzismo

Avevo promesso un articolo di commento a quello in cui davo la notizia della chiusura delle pagine facebook di Casapound e Forza Nuova in seguito dei ripetuti appelli del social network blu di rispettare le regole della community.

Chi me ne dà l’occasione è proprio Angelo Bottiroli, il direttore del quotidiano on-line Oggi Cronaca, che firma lui stesso l’articolo con cui dà notizia dell’accaduto. Anche Oggi Cronaca è stata presa nel mirino di facebook perché troppo vicina ai suddetti partiti neo-fascisti.

Qui il link all’articolo: Facebook ci ha avvisato: se pubblichiamo ancora un articolo su Casa Pound, chiude la pagina di Oggi Cronaca!

La mia prima considerazione è il potere che dimostra l’azienda di Mark Zuckemberg e di come questo potere sia stato esercitato senza l’applicazione di leggi nazionali o federali a riguardo, leggi che evidentemente non ci sono ancora.

La seconda è quella sull’uso disinvolto dell’informazione da parte di alcuni partiti politici e delle testate giornalistiche a loro vicine, che finiscono per parlare nello stesso modo.

Se a livello politico non vi sono leggi che regolino la politica editoriale dei social media, la società civile non è insensibile al problema e ha fatto spesso pressioni affinché l’azienda di Palo Alto non diventasse essa stessa un amplificatore d’odio. Nel novembre 2016 i pubblici ministeri di Amburgo hanno lanciato un’indagine contro Facebook con l’accusa di non aver fatto abbastanza per impedire la diffusione di messaggi estremistici e di odio. [fonte]

“Nel 2017, a Charlottesville in Virginia, una donna di trentadue anni perse la vita, investita da un’auto piombata sulla folla durante una giornata di guerriglia causata da un gruppo di neonazisti che si opponevano, sventolando bandiere confederate del sud e marciando armati, alla decisione delle autorità locali di rimuovere la statua del generale confederato Robert Lee, eroe dei sudisti ai tempi della Guerra Civile americana. Dopo quei tragici eventi Facebook fu costretta ad ammettere i limiti delle proprie regole di moderazione nell’intercettare i contenuti d’odio. “I recenti incidenti negli Stati Uniti hanno mostrato che c’è una potenziale confusione sulle nostre regole per i gruppi d’odio”.

Facebook aveva iniziato un percorso di revisione delle proprie regole, volto proprio a meglio identificare le manifestazioni d’odio, delineando i gruppi maggiormente orientati a simili ideologie. Ma il problema, prima di tutto, è sempre quello di dare una definizione sulla quale sia possibile basare politiche quanto più uniformi possibili, per farle poi diventare istruzioni da impartire a chi esegue la moderazione.

Così, all’indomani dei fatti di Charlottesville, nel medesimo documento si leggeva che il nazionalismo è un “movimento e un’ideologia di estrema destra, ma non sembra essere sempre associato al razzismo (almeno non esplicitamente)”. Tuttavia, già allora l’azienda ammetteva che “alcuni nazionalisti bianchi evitano accuratamente il termine supremazia perché ha connotazioni negative”, o per eludere le franchigie ideologiche stabilite dal social. Ed è proprio a questo fine gioco di ambiguità linguistiche che oggi Facebook ha messo la parola fine, riconoscendo una più stretta correlazione tra il nazionalismo bianco e il razzismo.” [fonte]

Con una nota del 27 marzo di quest’anno facebook ha dichiarato di non voler più tollerare alcuna forma di sostegno al separatismo e al nazionalismo bianco sulla sua piattaforma. La decisione è stata presa a pochi giorni da quello che viene ricordato come il “Massacro di Christchurch“, nel quale in Nuova Zelanda un suprematista bianco ha ucciso decine di musulmani trasmettendo l’attentato in diretta streaming. Era la goccia che faceva traboccare il vaso e, anche un po’ per difendersi dalle accuse di essere facebook stessa ad essere una piattaforma di incitamento all’odio, dopo “mesi di confronto con esperti e membri della società civile”, l’azienda ha deciso di rivedere le proprie politiche, riconoscendo che “il nazionalismo bianco e il separatismo bianco non possono essere significativamente separati dal suprematismo bianco e dai gruppi d’odio organizzati”.

Negli ultimi anni abbiamo migliorato la nostra capacità di utilizzare l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale per trovare materiale da gruppi terroristici – scrive oggi Facebook -. Lo scorso autunno, abbiamo iniziato a utilizzare strumenti simili per estendere i nostri sforzi a una serie di gruppi di fomentatori di odio a livello globale, inclusi i suprematisti bianchi”.

Così vanno le cose a livello mondiale, nel bene e nel male Tortona non può sfuggire. I Tortonesi sono tenuti a scegliere, a partire da marzo scorso e ancor più negli ultimi giorni, se stare dalla parte di semina odio oppure dalla parte di chi coltiva amore.



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