Valorizzazione dei beni culturali e del territorio, l’esempio della Svizzera

I ragazzi dell’I.I.S. Marconi hanno incontrato Nadir Sutter per approfondire la valorizzazione del territorio e dei beni culturali internazionali.



I Beni internazionali e il Bene comune

L'istituto Marconi alla Sala della Fondazione

Straordinariamente umano, straordinariamente eclettico e comunicativo.  Queste le caratteristiche “d’impatto” di un personaggio davvero oltre gli standard: Nadir Sutter, giornalista plurilingue, esperto nel settore degli investimenti e delle consulenze finanziarie, vicepresidente della Commissione PUC/Piano di Utilizzo Cantonale, vicepresidente della Società Svizzera per la Protezione Beni Culturali, rappresentante nazionale presso la Lega Internazionale della Protezione dei Beni Culturali e molto altro ancora, che ha fato di un interesse, quello per la cultura, una  vera dedizione e della tutela della medesima e dei suoi Beni un modo per operare il Bene comune.

Una rappresentanza di studenti dell’I.I.S. Marconi Carbone lo ha incontrato venerdì 15 marzo, presso la Sala Convegni della Fondazione CR Tortona per condividere con lui spunti di riflessione sui temi della responsabilità civile nella tutela del patrimonio culturale e sugli sbocchi occupazionali che si aprono in questo ambito per i giovani.

L’evento, intitolato “Beni culturali, in Svizzera, cosa si fa? Avventure tra scoperte, riconoscimento e conservazione” è stato inoltre l’occasione, per il gruppo di ragazzi che seguono il progetto promosso dalla S.I.P.B.C. “Beni Culturali – Il Cuore dell’Umanità”, di approfondire ulteriormente le tematiche proposte dal loro percorso di formazione nel proseguimento dell’incontro alla Biblioteca dell’I.I.S. Marconi, insieme allo stesso Sutter, a Rocco Diana, presidente della “Delegazione Tortonese” della S.I.P.B.C. e a Mirco Ulandi, segretario generale della stessa.

Sutter ha esordito con un’affermazione volutamente sospesa: Il mondo è pieno di …”, ma che nel seguito della discussione, punteggiata da aneddoti spiritosi ed ironici, si completava in “…pieno di opportunità, «chances», scoperte, iniziative!”.  Perché se, parafrasando Lord Cardigan “…bene culturale e cultura è tutto ciò che può fare l’uomo e non è in grado di fare la scimmia”, è altrettanto vero che tutto ciò che l’uomo dà ha un riscontro ed una restituzione e quello dei Beni Culturali è un mondo che si apre ad ogni passo, dove  bellezza, saperi, tradizioni, prodotti ed opere d’arte, se condivisi, valgono di più: la storia che è “dietro” alle cose, “dentro” le cose, travalica il loro valore materiale.

Mentre sullo schermo si susseguivano le immagini di strepitosa bellezza di Villa Favorita, scrigno prezioso dell’ineguagliabile Collezione Thyssen-Bornemisza, e di Casa Croci, sintesi di perfetta armonia architettonica in cui nessuno spazio è lasciato al caso ma sfruttato in modo perfetto, della rinata Funicolare degli Angeli e di altri tesori di Lucerna, Mendrisio, Lugano etc., Sutter ha raccontato ai ragazzi di eroi che non brandiscono spade, ma incarnano le più nobili abilità dell’intelletto umano: un restauratore come Emil Bosshard, tra i più stimati dei tempi recenti, la sua carriera, da giovane interessato all’arte a scopritore di falsi, il Dalai Lama, Giacomo Lepori, l’architetto dell’Imperatrice Eugénie de Montijo e del Canale di Suez, poi divenuto Bey d’Egitto, fino alle giovanissime Lea Pfaendler e Nadja Baroni, vincitrici di un concorso per la valorizzazione e l’uso pubblico di Villa Favorita.

“Quali qualità occorrono? Quali sono le competenze necessarie? Come far conoscere meglio un Bene Culturale? Una miriade di domande e di esempi per farci capire che ascoltare la gente è importante, perché gli abitanti di un luogo sono coloro che hanno il miglior contatto con la loro terra e ne riconoscono l’identità, perché l’uso intelligente delle sue particolarità non deve confondersi con la speculazione economica o con la personalizzazione politica, perché restituire vitalità al territorio portando la cultura e la conservazione dei suoi beni a misura delle persone è un valore aggiunto e significa operare davvero per il Bene Comune.

Ed infine un’ultima domanda alla quale Sutter ha dato la risposta più bella, la più enigmatica e ricca di promesse “Qual è il bene culturale del suo paese che le è più caro?”, “Il prossimo!”.

Teresa Maria BAGGINI e Luigi GRILLO



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