Laura Silvia Battaglia, la ragazza del Deserto si racconta agli studenti tortonesi

Due ore di appassionato intervento fatto agli studenti tortonesi dalla giornalista siciliana adottata dallo Yemen. L’articolo di Kate Gallicchi.

La storia comincia nel 1974 a Catania, dove una ragazzina, dall’intelligenza vivace e dai capelli bruni e ricciuti, impara presto a convivere con il peso ed i rischi della presenza mafiosa che incombe sulla sua bella città. La ragazzina si chiama Laura Silvia Battaglia e sembra far onore al cognome che porta imparando subito ad andare dritta per la sua
strada e a difendere caparbiamente le sue scelte. Laura diventa giornalista, si laurea in lingua araba e sente, irresistibile, il richiamo di terre lontane, pericolose ed affascinanti.

Dopo l’11 settembre dice di “aver capito di voler essere lì” e diventa quella che noi studenti delle scuole superiori tortonesi abbiamo conosciuto on line, venerdì 12 novembre, nel terzo incontro del progetto “Professione Reporter: la metamorfosi del giornalismo nel terzo millennio”: è lei, Laura Silvia Battaglia al Jalal, reporter professionista freelance, documentarista, vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti in ambito giornalistico, corrispondente di emittenti internazionali nelle aree di crisi del Medio Oriente dal 2007 ed anche autrice di libri, tra cui il graphic novel “La Sposa yemenita”, successo tradotto in quattro lingue e creato in collaborazione con un’altra catanese “speciale”, la disegnatrice Paola Cannatella.

Introdotta da Andrea Rovelli e dal Vicesindaco di Tortona, Fabio Morreale, Laura è un fiume in piena, e per circa due ore trascina noi studenti in questa terra che lei ama, lo Yemen, di cui ci racconta la storia, la tragedia, la povertà, la rivoluzione, ma anche il fascino, il mistero, i profumi ed i colori straordinari. Sono questi colori incredibili, questi
profumi portati dai venti del deserto e dalla passione delle primavere arabe che ci incantano e ci portano a subissarla di domande: “Cosa ha fatto nascere la passione per questo tipo di lavoro?”, “Com’è veramente la vita delle donne nello Yemen e nei paesi Orientali?”,Come la sua famiglia ha accettato la decisione di viaggiare per il mondo e
stabilirsi in un altro paese per inseguire un sogno?” E poi altre ancora, sulla realtà politica e sociale di queste aree “calde”, così lontane geograficamente e culturalmente dal nostro mondo quotidiano e provinciale, spesso al centro di difficili equilibri di poteri e di interessi, oltre che di stereotipi e pregiudizi.

Laura la ama davvero la sua Sana’a, questa città-martire della guerra civile, questo luogo unico al mondo dove le donne hanno si delle limitazioni, ma anche una complicità, un modo di costruirsi un universo femminile unico ed impenetrabile, un “luogo” in cui si raccontano le loro storie più segrete, quelle che magari nemmeno i propri mariti sanno… e gli uomini sono affascinati dalla sapienza e dal lavoro che esse svolgono e ne restano incuriositi.

Ma Laura ama anche moltissimo la sua famiglia “eccezionale”, così come lei l’ha definita, che l’ha sostenuta nella scelta di affrontare un lavoro pericoloso, specialmente in quelle zone del mondo dove non c’è assolutamente la libertà di stampa, ma dove non sempre ci sono quelle discriminazioni tra uomo o donna, per quello che riguarda il lavoro, che noi occidentali ci aspetteremmo. «La sposa yemenita è Jamilla, sono io ed è ogni altra donna attraverso la cui vita ho raccontato un po’ di Yemen» dice, e questa giovane donna bruna, colta, coraggiosa, lucida eppure appassionata ci lascia, dopo un paio d’ore in cui ha dato e insegnato tanto, in cui ha sicuramente smontato tanti luoghi comuni di genere e che ci ha dedicato del tempo e ed una lezione che sempre ricorderemo.

Kate GALLICCHI
3^ AR Amministrazione, Finanza e Marketing.

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