Chi ha veramente a cuore la Pernigotti di Novi Ligure?

Una nota che l’onorevole Bresso ha scritto per questo blog mi dà l’occasione di ripercorrere la vicenda della crisi Pernigotti: dalla mia proposta di rigenerazione dello stabilimento di Novi Ligure all’indolenza di troppi eurodeputati italiani a Strasburgo.



Quale futuro per la Pernigotti?

La foto dell'Inchiostro Fresco scattata mentre viene smantellata l'insegna storica di Pernigotti a Novi Ligure
Il 13 dicembre 2016 viene smantellata la storica insegna Pernigotti di piazza della Repubblica

La proposta del Country User

Avevo dato la mia idea “a caldo” sulla vicenda Pernigotti, lo avevo fatto nella puntata n. 46 del Country User quasi interamente dedicata al Caso Pernigotti. “A prenderla di petto non si va da nessuna parte, osservavo in quell’occasione, occorre ascoltare le istanze di tutti, proprietà compresa.” Non mi aspettavo di essere ascoltato e infatti nessuno ha sposato o rilanciato la mia idea di conversione dello stabilimento di Novi Ligure.

Per chi fosse interessato allego il link al podcast della puntata numero 46 de #IlCountryUser e copio/incollo anche la traccia del mio intervento:

“La soluzione che propone il Country User, tra l’altro, non è nulla di nuovo, è solo applicare alla Pernigotti quanto è già successo in altri casi.

Hai presente… quando vai a Dublino, città che non ha grandi attrattive turistiche? Molti vanno a Dublino apposta per vedere il museo che oggi sorge dove una volta c’era la fabbrica della Guinnes. Quel luogo è diventato la memoria storica di una Dublino che non c’è più, ma che proprio grazie a quel luogo continua a esistere. Esempi del genere ce ne sono un po’ sparsi in tutto il mondo, ma non mi risulta che ancora ci sia un museo del cioccolato che abbia sede in uno stabilimento dismesso. Ci sono si dei musei del cioccolato, ma Novi Ligure potrebbe diventare il più importante, tanto più importante quanto più gli Toksoz riusciranno a farne un brand mondiale.

Sia il sindaco Rocchino Muliere, che il ministro Luigi Di Maio, che la proprieà si sono espressi sul futuro della Pernigotti, ognuno in maniera incompleta, o almeno tirando acqua al suo mulino senza prendere in considerazione le necessità delle controparti.

Il sindaco Muliere ha detto che lo stabilimento dismesso della Pernigotti non diventerà oggetto di speculazione edilizia. Si e no (risponde Il Country User), non sarà oggetto di una speculazione edilizia incontrollata, ma, vista la situazione, tanto vale aumentare il valore dell’immobile, trasformandolo in museo e anche in una boutique del cioccolato. Magari conservando la ricerca e sviluppo a Novi.

Il ministro Di Maio ha detto che non si può scindere il marchio dalla produzione. Il country user risponde che, piuttosto, non si può scindere il marchio dalla città di Novi Ligure, appunto “inchiodando” per sempre la storia dello stabilimento e più in generale dell’industria dolciaria e di Novi Ligure alla nuova destinazione d’uso.

La proprietà ha detto di voler mantenere la storicità del brand e quale occasione migliore di un museo così innovativo, nel quale magari offrire un percorso esperienziale nelle vecchie linee di produzione?

Questa è un’occasione per la Novi Ligure del futuro. Tra l’altro credo che sia una scelta sostenibile, proprio perché sul marketing territoriale, grazie al Distretto del novese, Novi Ligure è molto forte.

Bon, chiusa lì, una vicenda così importante meritava la giusta attenzione, sarei curioso di sentire cosa ne pensa la gente di una proposta simile…

Dopo questa mia proposta sono stato ad osservare la vicenda da fuori, lasciando la parola a coloro che sembravano avere in mano la soluzione e che sono giunti a Novi Ligure da tutt’Italia, Roma in testa. Non fraintendetemi, ma sapevo che avrei prima o poi visto il fallimento delle parole; ho sperato fino all’ultimo che fossero seguite dai fatti, ma così non è stato.

L’articolo di Alessandria News

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo di Alessandria News dal titolo tanto scoraggiante quanto eloquente: “Parlamento Europeo, si vota su Pernigotti ma i deputati italiani non ci sono“. L’ho letto e ho scoperto che a Strasburgo, sede ufficiale del Parlamento Europeo, si doveva parlare della vicenda della Pernigotti, ma i deputati italiani erano per lo più assenti e la loro assenza ha contribuito a non mettere all’ordine del giorno la discussione.

Lunedì 10 dicembre scorso, l’onorevole Mauro Borghezio della Lega e l’onorevole Mercedes Bresso del PD, aveva chiesto bipartisan di aggiungere al primo punto all’ordine del giorno la discussione su Imprese e marchi storici dell’Unione che sono di proprietà di società non europee: il caso Pernigotti 1860.

Era proprio solo una discussione, una presa in carico del problema, ma come si sa: prendere consapevolezza di un problema è il primo passo per risolverlo. Evidentemente qualcuno non ha intenzione di farlo, dal momento che “a spiccare è stata soprattutto l’assenza dei parlamentari italiani: di 73 deputati europei, infatti, ne erano presenti solamente 27“, cosicchè la mozione non è passata per 154 voti contrari, 113 favorevoli e 14 astenuti.

Ok che eludere le sedute del Parlamento Europeo “fa fine e non impegna“, ma forse questa volta, forse, era il caso di presentarsi; un po’ per guadagnarsi la pagnotta, che non fa mai male, un po’ per tenere fede alle promesse fatte ai lavoratori della Pernigotti.

Vi lascio scoprire i dettagli di questa vicenda paradossale direttamente da Alessandria News, che pubblica un comunicato stampa in cui si fanno nomi e cognomi degli assenti, che se fossero stati presenti e avessero votato avrebbero ribaltato le sorti della votazione {73-27=46 … 46+113=159 … 159>154}, senza contare che magari molti degli eurodeputati degli altri Paesi hanno votato negativamente quando si sono accorti che i primi a non essere interessati alla mozione erano proprio gli Italiani. È ben possibile che abbiano pensato: “Ma se della Pernigotti non se ne prendono cura gli italiani, perchè dovremmo farlo noi?

Il contributo di TortonaOggi.it

Insomma che ho voluto fare chiarezza anche io su questa vicenda: come è possibile che chi si è presentato a Novi Ligure promettendo mari e monti ai lavoratori della Pernigotti li abbia poi traditi non appena avrebbe potuto fare qualcosa di concreto per loro?

Ho chiesto all’onorevole Bresso di poter avere una sua dichiarazione su quanto accaduto in aula a Strasburgo e ho ottenuto risposta favorevole, tramite un portavoce mi è stata recapitata la nota che segue. La pubblico nella speranza che qualche altro attore della vicenda voglia dire la sua, perchè l’accusa che fa la ex Governatrice del Piemonte è molto grave e se non venisse smentita toglierebbe molti dubbi su chi abbia a cuore il benessere dei lavoratori della Pernigotti. Ci tengo a ricordare che se anche i lavoratori stabili, quelli assunti in Pernigotti con la A maiuscola, avranno diritto a uno o addirittura a due anni di cassa integrazione, gli stagionali, assunti con i contratti da interinali si ritroveranno dall’oggi al domani senza più una fonte di reddito.

Per questo pubblico anche io gli estremi del conto corrente di solidarietà per i lavoratori, che sono ancora, mentre scrivo queste righe, in Assemblea Permanente.

[Fondo di solidarietà per i lavoratori Pernigotti e Iperdì, conto corrente intestato alla Caritas Diocesana di Tortona: lban IT48N 03111 48420 00000 0000838.]

La nota dell’onorevole Mercedes Bresso per Tortona Oggi

La settimana scorsa ho voluto presentare a Strasburgo un’interrogazione alla Commissione europea per difendere i lavoratori della Pernigotti di Novi Ligure. Abbiamo anche chiesto che si discutesse della situazione dentro l’aula del Parlamento europeo, ma l’atto non è stato discusso a causa del voto contrario del Partito Popolare Europeo (a cui fa riferimento Forza Italia NdA) e all’assenza in aula di molti deputati italiani non appartenenti al PD.

Come Partito Democratico abbiamo appoggiato la richiesta di discutere in aula il caso della Pernigotti, un marchio italiano di cui la proprietà turca vorrebbe trasferire all’esterno la produzione lasciando a casa centinaia di lavoratori e disperdendo le loro competenze. Quello che chiedo è di verificare la possibilità di usare i Fondi europei di adeguamento alla globalizzazione e trovare nuovi strumenti idonei a proteggere la tipicità e la storia dei prodotti europei.

Il PD continuerà, dentro e fuori l’aula di Strasburgo, a battersi per difendere i lavoratori, le aziende e le tipicità dei loro prodotti con vecchi e nuovi strumenti che l’Europa può e deve mettere a disposizione di tutti.

Mercedes Bresso

Foto: Pagina facebook L’inchiostro fresco



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