C.so Alessandria 62, una caserma diventata Comune

La storia della Caserma Passalacqua attraverso il 38° Reggimento “Ravenna”, il fronte russo, l’accoglienza dei profughi istriani e dalmati e le successive trasformazioni dell’area.

 

C’è un luogo di Tortona che molti attraversano o frequentano senza conoscerne fino in fondo la storia. È l’area dell’antica Caserma Passalacqua, oggi sede di diversi servizi pubblici e del Palazzo Municipale, ma un tempo cuore della vita militare della città.

Venerdì 11 settembre, nell’ambito dell’iniziativa dedicata alla memoria del 38° Reggimento Fanteria “Ravenna”, è stato possibile ripercorrere proprio questa storia attraverso una visita guidata condotta da Corrado D’Andrea, dirigente del Settore Servizi alla Persona e alla Comunità del Comune di Tortona.

Un racconto che permette di guardare agli edifici che oggi fanno parte della vita quotidiana della città con occhi diversi.

La nascita della Caserma Passalacqua

La caserma venne edificata tra il 1885 e il 1892, nei pressi del Foro Boario. La sua costruzione rappresentò un momento importante nella trasformazione urbanistica di Tortona.

All’interno della struttura poteva trovare posto un intero reggimento, con circa 2.000 soldati. La presenza militare contribuì così a modificare non soltanto l’area della caserma, ma anche la vita della città.

Negli anni Trenta, dopo la Prima guerra mondiale, nella struttura venne ospitato il 38° Reggimento Fanteria da Montagna “Ravenna”, subentrato al precedente 43°.

La presenza militare aveva anche una componente logistica importante. Nelle scuderie ricavate nei bassi fabbricati di raccordo tra le palazzine erano ospitati 161 muli, indispensabili per il trasporto di uomini e materiali.

Il 38° Ravenna e la Prima guerra mondiale

Il reggimento aveva alle spalle una lunga storia di combattimenti.

I suoi battaglioni avevano partecipato alla Prima guerra mondiale, distinguendosi nelle fasi finali del conflitto e nell’inseguimento delle truppe austro-ungariche dopo la caduta del fronte.

Quella memoria militare sarebbe rimasta legata alla caserma anche negli anni successivi, fino alla tragedia della Seconda guerra mondiale.

La partenza per il fronte russo

Nel 1942 il 38° Reggimento “Ravenna” partì per il fronte russo.

Fu una delle pagine più drammatiche della storia del reparto. Durante la campagna di Russia il reggimento avrebbe perso circa il 45 per cento del proprio organico.

Furono pochissimi i militari a fare ritorno. E per molti di loro il ritorno avvenne soltanto dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, in condizioni estremamente difficili.

È anche a questa vicenda che è stata dedicata la seconda edizione del volume Dalla steppa russa ai campi di prigionia tedeschi – Odissea di un fante del 38° Reggimento Fanteria Ravenna, presentato nel corso della serata.

Dopo la guerra, la caserma diventa un campo profughi

Con la fine della Seconda guerra mondiale, la storia della Passalacqua cambia ancora.

La struttura viene trasformata in campo profughi per gli italiani provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia.

Erano famiglie costrette a lasciare le proprie case e i propri territori, passati sotto la sovranità jugoslava. Una condizione che per molti significò perdere non soltanto la propria abitazione, ma anche il riferimento territoriale e amministrativo che fino a quel momento aveva rappresentato la propria patria.

La caserma, nata per ospitare soldati, diventò così per un periodo un luogo di accoglienza per persone che avevano perso la propria casa e si trovavano a dover ricominciare la propria vita altrove.

Dal 1972 il declino della struttura

Nel 1972 la caserma cessò la sua funzione di centro di accoglienza e iniziò una lunga fase di disuso.

Gli spazi continuarono però a essere utilizzati occasionalmente per alcune manifestazioni cittadine, tra cui la festa di Santa Croce e iniziative politiche.

Nel frattempo la struttura venne progressivamente trasformata e adattata a nuove funzioni.

Le due ali laterali, considerate di minor pregio architettonico, furono destinate all’edilizia popolare. In un’altra delle palazzine venne realizzata una scuola, nell’area che oggi ospita alcuni uffici dell’ASL.

La caserma che oggi conosciamo

Oggi dell’antica destinazione militare rimane soprattutto la struttura architettonica, mentre gli spazi hanno assunto funzioni completamente diverse.

La palazzina comando e servizi è diventata la sede del Comune. Nell’ala opposta trovano posto uffici e ambulatori dell’ASL, mentre le due ali laterali continuano a essere destinate all’edilizia popolare.

Al piano terra sono presenti inoltre alcuni uffici della Provincia, l’Ufficio di collocamento, la sala polifunzionale Don Remotti e la Guardia di Finanza.

Anche la sala del Consiglio Comunale conserva una continuità con la storia della struttura: quello che oggi è il luogo delle riunioni dell’amministrazione cittadina era già allora una sala destinata alle riunioni.

Un monumento perduto nel cortile

Uno degli aspetti più curiosi emersi durante la visita riguarda il cortile interno della caserma.

In origine il cortile era caratterizzato da una serie di piante disposte lungo il perimetro e, al centro, ospitava un monumento dedicato ai militari.

Secondo quanto raccontato durante la visita, potrebbe essere stato realizzato dopo la Prima guerra mondiale o addirittura essere legato alla guerra di Libia.

Il monumento è andato perduto nel corso dei lavori di ristrutturazione.

È un dettaglio apparentemente piccolo, ma significativo: anche la storia di un luogo è fatta di tracce che rimangono, di altre che vengono trasformate e di altre ancora che rischiano di scomparire.

Una targa per ricordare il 38° Ravenna

La serata di venerdì 11 settembre ha voluto proprio recuperare alcune di queste tracce.

L’iniziativa, promossa dalla Sezione UNIRR Stradella-Oltrepò con il patrocinio del Comune di Tortona, era stata preceduta dalla deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti sul Castello.

Dopo la visita alla ex caserma si è svolta la presentazione del volume dedicato alla vicenda di un fante del 38° Ravenna, alla presenza del sindaco Federico Chiodi, del vicesindaco Daniele Calore, dell’onorevole Paola Chiesa, di Daniela Brandolini, figlia del reduce Mario Brandolini, dell’autore Manuele Carlo Riccardi e di Corrado D’Andrea. L’incontro è stato moderato da Carlo Lupi, presidente di UNIRR Stradella-Oltrepò.

Particolarmente significativo è stato infine lo scoprimento della targa commemorativa dedicata al 38° Reggimento “Ravenna”, collocata nell’atrio al primo piano, proprio accanto alla sala del Consiglio Comunale. Lo scoprimento è avvenuto a cura dalla senatrice Paola Chiesa e dal Comandante del 121 reggimento artiglieri contraerea Ravenna , colonnello Alessandro Stanca.

Un luogo che oggi appartiene alla vita amministrativa della città torna così a ricordare anche le persone che, da quelle stesse mura, partirono per la guerra.

La memoria passa anche attraverso i luoghi

La storia della Caserma Passalacqua mostra quanto possa essere importante conoscere i luoghi che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno.

In poco più di un secolo quelle palazzine hanno ospitato militari, hanno visto partire uomini per una delle campagne più drammatiche della Seconda guerra mondiale, hanno accolto famiglie profughe e infine sono diventate sede di servizi pubblici e abitazioni.

La caserma ha cambiato funzione insieme alla città.

Ed è forse proprio questo il valore di iniziative come quella promossa da UNIRR: non limitarsi a ricordare una pagina di storia, ma riportarla nei luoghi in cui quella storia è realmente accaduta.

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