Ex ILVA, l’appello dei vescovi di Tortona e Genova: «Salvaguardare il lavoro e la dignità delle persone»

Mons. Guido Marini e mons. Marco Tasca esprimono preoccupazione per le conseguenze della fermata temporanea generale degli stabilimenti. Al centro dell’appello il futuro dei lavoratori, delle famiglie e dell’industria siderurgica italiana.

La crisi di Acciaierie d’Italia e la fermata temporanea generale degli stabilimenti Ex ILVA preoccupano anche la Chiesa. I vescovi di Tortona, mons. Guido Marini, e di Genova, mons. Marco Tasca, hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale richiamano l’attenzione sulle conseguenze occupazionali e sociali della situazione, con particolare riferimento ai lavoratori e alle loro famiglie.

L’intervento dei due presuli si inserisce nel dibattito seguito al comunicato dell’8 ottobre 2026 dei sindaci di Genova e Novi Ligure, rispetto al quale i vescovi esprimono condivisione delle preoccupazioni.

Il futuro dei lavoratori e delle famiglie al centro dell’appello

Nel loro messaggio, mons. Tasca e mons. Marini sottolineano l’incertezza che grava sulle persone coinvolte nella crisi e sulle comunità interessate dalle ricadute della fermata degli stabilimenti.

I vescovi auspicano che si possa ancora individuare una soluzione in grado di contenere gli effetti più pesanti della crisi, salvaguardando non soltanto i posti di lavoro nelle aziende direttamente coinvolte, ma anche l’occupazione dell’indotto e il futuro della siderurgia italiana.

L’invito al dialogo e alla responsabilità

Nel comunicato, i due vescovi rivolgono inoltre un appello a tutte le parti coinvolte affinché prevalgano il senso di responsabilità e la disponibilità al confronto. Un richiamo che riguarda anche il rischio che la tensione sociale possa sfociare in episodi di violenza.

Di seguito il testo integrale del comunicato firmato dai vescovi di Genova e Tortona.

Il testo integrale del comunicato

Comunicato dei vescovi di Genova e Tortona

Fermata temporanea generale degli Stabilimenti di Acciaierie d’Italia

Condividendo, come Pastori, la preoccupazione espressa dai sindaci di Genova e Novi Ligure nel comunicato dell’8 ottobre 2026 in merito alla fermata temporanea generale degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, desideriamo richiamare l’attenzione soprattutto sulla sorte, sempre più incerta, dei lavoratori e delle loro famiglie.

Le ricadute sui territori coinvolti sono innegabili. Auspichiamo che sia ancora possibile individuare una soluzione capace di limitare le conseguenze più dolorose della crisi, salvaguardando i posti di lavoro nelle aziende direttamente interessate, l’occupazione dell’indotto e il futuro dell’industria siderurgica nel nostro Paese.

Di fronte a una situazione così delicata, chiediamo a tutte le parti coinvolte di agire con responsabilità, favorendo il dialogo e ogni possibile percorso di confronto. È necessario scongiurare che la comprensibile esasperazione di chi teme per il proprio futuro si traduca in reazioni violente, mettendo a rischio la convivenza civile e la pace sociale.

La tutela del lavoro, della dignità delle persone e delle loro famiglie richiede l’impegno concreto e condiviso di tutti.

Mons. Marco Tasca
Arcivescovo di Genova

Mons. Guido Marini
Vescovo di Tortona

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