Corpo Volontari AIB di Volpedo, gli angeli custodi del nostro territorio

L’incendio del 18 agosto ci ricorda il ruolo fondamentale dei volontari antincendio boschivo, presidio del territorio e prima linea nella difesa delle nostre colline.

Martedì 18 agosto, intorno alle 19.30, due incendi boschivi sono divampati a Monleale, in bassa Val Curone. Uno si è sviluppato nei pressi del cimitero di Monleale Alto, costeggiando la strada comunale; l’altro in un frutteto abbandonato poco distante. Sul posto sono intervenuti Vigili del Fuoco, volontari AIB, Carabinieri Forestali e Protezione Civile.

È una notizia che appartiene alla cronaca locale e codesto umile blog, infatti, l’ha data, ma può diventare anche l’occasione per guardare un po’ più in là delle fiamme.

Vedi: Incendio boschivo a Monleale, a rischio la biodiversità del nostro territorio

Perché quando vediamo arrivare un mezzo dei Vigili del Fuoco o una squadra di volontari AIB, vediamo soltanto la parte più evidente di un sistema molto più complesso. Dietro quelle poche ore di intervento ci sono formazione, organizzazione, prevenzione, conoscenza del territorio e una lunga evoluzione del modo con cui il nostro Paese affronta gli incendi.

Dalla solidarietà locale al sistema nazionale

La storia della lotta agli incendi in Italia nasce da molto lontano.

Per secoli, soprattutto nelle campagne e nelle zone montane, il primo intervento contro il fuoco è stato affidato alle comunità locali. Le persone si organizzavano per difendere case, raccolti, boschi e animali. Era una forma di solidarietà dettata anche dalla necessità: un incendio poteva significare la perdita del lavoro di un’intera famiglia.

Con lo sviluppo delle città e delle amministrazioni moderne nacquero poi i primi corpi organizzati di pompieri. Dopo l’Unità d’Italia iniziò un lungo processo di unificazione e standardizzazione dei servizi antincendio, fino alla nascita, nel 1939, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Nel 1961 il Corpo venne ulteriormente riorganizzato come struttura statale a carattere civile.

È un passaggio importante perché racconta una trasformazione che riguarda anche il concetto stesso di soccorso: dalla risposta locale e spesso improvvisata alla costruzione di un sistema nel quale ruoli, competenze e responsabilità vengono definiti e coordinati a livello nazionale.

Poi è arrivata la Protezione Civile

La grande trasformazione successiva è stata quella della Protezione Civile. Il modello italiano non si basa infatti soltanto sui corpi dello Stato. Accanto ai Vigili del Fuoco e alle altre componenti istituzionali opera una vasta rete di volontariato.

Il Codice della Protezione Civile riconosce strumenti specifici per consentire ai volontari di partecipare alle attività di soccorso e assistenza, prevedendo anche precise tutele nei confronti dei lavoratori che vengono attivati per le emergenze. Questo aspetto è fondamentale per capire che cosa significa davvero “volontario“: non significa semplicemente essere una persona disponibile ad aiutare. Nel sistema di Protezione Civile il volontario deve essere inserito in una struttura organizzata, formato, equipaggiato e attivato secondo procedure precise.

In Piemonte l’AIB è una componente fondamentale

Il Piemonte ha costruito nel tempo un proprio sistema antincendi boschivi.

La Regione, sulla base della legge nazionale 353 del 2000 (Legge-quadro in materia di incendi boschivi) e della legge regionale 15 del 2018 (Norme di attuazione della legge 21 novembre 2000, n. 353), coordina le attività AIB e definisce il sistema di prevenzione e lotta agli incendi boschivi, di cui fanno parte diverse componenti istituzionali e volontarie, con compiti differenti e di cui il Corpo Volontari AIB Piemonte rappresenta una delle realtà più importanti.

Il lavoro di AIB non comincia quando compare una colonna di fumo, c’è l’attività di prevenzione, la conoscenza del territorio, la sorveglianza, la formazione e l’addestramento. E quando l’incendio si sviluppa, le squadre intervengono insieme alle altre componenti del sistema, secondo una catena di coordinamento definita.

È una macchina organizzativa che, nella maggior parte dei casi, rimane invisibile ai cittadini, fino a quando non la vediamo agire in nostra protezione.

Monleale ci ricorda quanto sia delicato il nostro territorio

Il territorio di Monleale rappresenta bene il carattere dei Colli Tortonesi, dove boschi, vigneti, coltivazioni, strade, abitazioni e attività agricole convivono in uno spazio in cui ambiente naturale e presenza umana si incontrano continuamente.

È il cosiddetto territorio di interfaccia urbano-rurale, vale a dire una zona, area o fascia, nelle quali l’interconnessione tra strutture antropiche e aree naturali è molto stretta. In altre parole un luogo geografico dove il sistema urbano e quello naturale si incontrano e interagiscono. Questa è una delle situazioni considerate dalla normativa regionale nella valutazione del rischio di incendio. In queste aree un incendio non rappresenta soltanto una minaccia per la vegetazione, ma può coinvolgere abitazioni, strade, aziende agricole, vigneti e infrastrutture, diventando allo stesso tempo un problema ambientale ed economico, oltre che di sicurezza.

E le conseguenze non finiscono necessariamente con lo spegnimento delle fiamme. La vegetazione protegge infatti il terreno dall’azione della pioggia e contribuisce alla stabilità dei versanti. Quando viene distrutta, soprattutto sulle colline, il suolo può diventare più vulnerabile all’erosione e al ruscellamento, con possibili ripercussioni su fossi, strade e pendii durante le precipitazioni intense.

Per questo, in un territorio come quello tortonese, dove boschi, agricoltura e insediamenti convivono strettamente, prevenire gli incendi significa proteggere l’ambiente, le persone, le attività economiche e il territorio stesso.

Il Piemonte ha appena approvato il Piano AIB 2026-2030

Il tema è particolarmente attuale perché la Regione Piemonte ha approvato, con deliberazione della Giunta regionale del 27 luglio 2026, il nuovo Piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi 2026-2030.

Il Piano nasce dal lavoro congiunto di Regione, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Corpo Volontari AIB Piemonte, ARPA Piemonte, IPLA, Università di Torino e altri soggetti del sistema regionale. Il messaggio più importante è chiaro: non basta aspettare l’incendio per intervenire. La prevenzione passa da una gestione attiva e sostenibile del territorio e delle foreste, dalla conoscenza degli incendi del passato e dalla capacità di proteggere le comunità.

È un cambio di prospettiva importante: spegnere bene un incendio è fondamentale, ma impedire che possa diventare grande e incontrollabile lo è ancora di più.

Il clima cambia e cambia anche il rischio

Negli ultimi anni sono entrate nel linguaggio comune espressioni come siccità prolungata, eventi meteorologici estremi, ondate di calore e periodi di elevato rischio incendio. Questo non significa attribuire automaticamente ogni rogo al cambiamento climatico: le cause possono essere molte e, in caso di sospetta origine dolosa, spetta agli investigatori accertarne le responsabilità.

È però evidente che le condizioni ambientali possono favorire la propagazione del fuoco, rendendo ancora più importante la prevenzione. Il nuovo Piano regionale 2026-2030 lo riconosce, puntando non soltanto sulla risposta all’emergenza, ma anche sulla gestione del territorio e sulla riduzione del rischio.

Il valore del volontariato si vede anche quando non fa notizia

L’incendio di Monleale permette di ricordare anche un altro aspetto: il volontariato AIB non è soltanto quello che vediamo nelle fotografie mentre affronta le fiamme. È anche preparazione, manutenzione dei mezzi, formazione, conoscenza delle strade forestali, individuazione degli accessi e capacità di muoversi rapidamente e in sicurezza.

Questa conoscenza capillare del territorio è particolarmente preziosa in un’area come il Tortonese. Chi vive e opera stabilmente sul territorio conosce infatti strade, cascine, versanti, accessi e punti critici che possono diventare decisivi durante un’emergenza.

La sicurezza nasce proprio dalla somma di queste competenze.

E noi cittadini cosa possiamo fare?

La prima cosa è semplice: non sottovalutare mai un principio di incendio. La tempestività della segnalazione può essere decisiva per consentire alle squadre di intervenire quando il rogo è ancora nelle fasi iniziali. In caso di fumo o fiamme, occorre chiamare il 112, fornendo indicazioni il più possibile precise sulla posizione.

La prevenzione passa però anche dai comportamenti quotidiani. Durante i periodi di elevata pericolosità è necessario evitare qualsiasi attività che possa provocare un innesco nelle aree a rischio e rispettare rigorosamente i divieti previsti dalla normativa.

Monleale non deve essere soltanto una notizia di cronaca

L’incendio del 18 agosto è stato un episodio locale, ma può diventare anche un’occasione per interrogarci sul futuro delle nostre colline.

Il Tortonese ha costruito una parte importante della propria identità sulla valorizzazione del paesaggio: vigneti, agricoltura, turismo rurale, percorsi cicloturistici, borghi e attività all’aria aperta. Proteggere questo patrimonio significa anche investire nella prevenzione degli incendi.

Significa, inoltre, riconoscere il valore di chi, spesso lontano dai riflettori, è pronto a intervenire quando il territorio ha bisogno: volontari AIB, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e tutte le altre componenti del sistema di emergenza. Non sono soltanto una risposta all’incendio, ma una parte della resilienza del nostro territorio.

La domanda che ci lascia Monleale, quindi, non è soltanto: come è iniziato l’incendio? È anche questa: “Cosa possiamo fare oggi perché domani un incendio abbia meno possibilità di trasformarsi in una tragedia?

La risposta passa dal volontariato, dalle istituzioni, dalla manutenzione del territorio e dalla responsabilità di ciascuno di noi. Perché, sulle colline di Monleale, abbiamo visto ancora una volta quanto sia fragile il paesaggio che consideriamo casa nostra.

La squadra volpedese di AIB in azione a Mornese – Foto C. Castaldi

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