Caso Roggero, il PD attacca Cirio: «La richiesta di grazia è solo propaganda politica»

Dopo l’iniziativa del presidente della Regione Piemonte per chiedere la grazia al gioielliere di Grinzane Cavour, arriva la dura replica del Partito Democratico.

La richiesta di grazia per Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori in fuga dopo una rapina nel suo negozio, continua ad alimentare il dibattito politico, anche in Piemonte.

Dopo l’iniziativa annunciata dal presidente della Regione Alberto Cirio, che intende presentare un Ordine del Giorno in Consiglio regionale per sostenere la concessione della grazia, arriva la dura presa di posizione del Partito Democratico piemontese.

Il PD: «Una grave caduta di stile istituzionale»

Il consigliere regionale e segretario del PD Piemonte Domenico Rossi e la capogruppo Gianna Pentenero definiscono l’iniziativa di Cirio una scelta «strumentale» e accusano il presidente della Regione di utilizzare una vicenda estremamente delicata per finalità politiche.

Secondo gli esponenti democratici, il Consiglio regionale dovrebbe essere chiamato a discutere delle principali emergenze del Piemonte, dalla sanità ai trasporti, passando per la crisi economica, anziché affrontare un tema che non rientra nelle competenze dell’assemblea regionale.

Rossi e Pentenero ricordano inoltre come, a loro giudizio, Cirio sia stato presente solo in una parte limitata delle sedute consiliari e sostengono che questa iniziativa rappresenti «un tentativo di distrazione di massa».

«La grazia segue un altro percorso»

Nel comunicato diffuso dal Partito Democratico viene inoltre sottolineato che la concessione della grazia segue un preciso iter costituzionale, che non coinvolge certo le Regioni. Per questo motivo, secondo il PD, un Ordine del Giorno del Consiglio regionale non avrebbe alcun effetto concreto sulla procedura.

I democratici accusano inoltre Cirio di voler «cavalcare le emozioni dell’opinione pubblica» e parlano apertamente di una competizione interna ai partiti del centrodestra per assumere le posizioni più identitarie sul tema della sicurezza.

Un caso che divide (sempre meno) l’opinione pubblica

La vicenda di Mario Roggero continua intanto a suscitare interesse e ad alimentare il dibattito politico.

Una parte del centrodestra continua a considerare il gioielliere il simbolo di un cittadino che ha reagito dopo aver subito una violenta rapina e ritiene eccessiva la condanna definitiva. Una posizione che, con il passare delle ore, appare però sempre più difficile da sostenere alla luce delle ricostruzioni emerse sul passato di Roggero. Tra queste viene spesso richiamato un episodio risalente al 2005, quando il gioielliere sarebbe stato coinvolto in una vicenda di minacce aggravate con un’arma da fuoco nei confronti dell’ex fidanzato di una delle figlie. Un precedente che, per molti osservatori, contribuisce a ridimensionare l’immagine di un uomo estraneo a qualsiasi forma di reazione violenta.

Dall’altra parte c’è chi richiama un principio fondamentale dello Stato di diritto: la legittima difesa è prevista dall’ordinamento italiano, ma incontra limiti precisi stabiliti dalla legge e più volte ribaditi dalla giurisprudenza. L’ordinamento non riconosce la giustizia sommaria né la vendetta privata. Chi supera quei limiti risponde delle proprie azioni davanti alla legge.

Al di là delle diverse sensibilità politiche, resta da interrogarsi sull’opportunità dell’iniziativa del presidente Alberto Cirio. Resta ora da vedere quale sarà la posizione del Consiglio regionale.

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