Carlo Pedenovi: Pontecurone ricorda una figura simbolo della cultura della montagna

Un convegno promosso dal Comune di Pontecurone, dalla Biblioteca Sandro Castelli e dal CAI Tortona per ricordare la figura di Carlo Pedenovi attraverso testimonianze, immagini e riflessioni.

Si è tenuto il 29 maggio 2026, presso la Sala Polifunzionale “G. Berri” di Pontecurone, il convegno “Carlo Pedenovi: l’uomo, la libertà e l’amicizia”, un evento dedicato alla memoria di una delle figure più poliedriche e carismatiche del territorio tortonese. L’incontro, moderato dall’assessore alla cultura Maria Luisa Ricotti, mentre il materiale fotografico è stato curato da Giacomo Seghesio, ha visto la partecipazione di numerosi relatori che hanno delineato il profilo di Pedenovi attraverso le sue tre grandi anime: quella del docente rigoroso, dello scultore dell’essenziale e dell’alpinista infaticabile.

Il “Maestro” Pedenovi: tra rigore e libertà

L’aspetto educativo di Pedenovi è stato rievocato con affetto da Maria Grazia Milani, sua ex allieva al liceo scientifico di Tortona negli anni ’60. Pedenovi, che molti chiamavano semplicemente “Maestro”, intendeva l’insegnamento come un esercizio di onestà intellettuale. Celebre era il suo “patto” iniziale con gli studenti: le valutazioni andavano dal 3 all’8, poiché il 9 e il 10 erano riservati solo ai “grandi” dell’arte.

Nonostante il rigore, Pedenovi trasmetteva un profondo senso di libertà, specialmente nel disegno ornato, dove spronava i ragazzi a trovare l’armonia dell’insieme piuttosto che perdersi nel singolo dettaglio. La sua capacità di appassionare gli studenti era tale che, sotto la sua guida, la stessa Milani vinse una medaglia di bronzo a un concorso nazionale a Roma nel 1965. Per Pedenovi, l’architettura non era solo materia di studio, ma uno “spartito musicale” dove ogni elemento doveva concorrere a un’armonia universale.

Lo Scultore: alla ricerca dell’essenziale

Il percorso artistico di Pedenovi, illustrato dal critico Mauro Galli, affonda le radici nell’osservazione dei pittori tortonesi sul castello e nella modellazione del fango delle rogge. Dopo la formazione a Brera, avvenuta in età matura, Pedenovi sviluppò uno stile neocubista influenzato da Picasso e Marino Marini, per poi evolvere verso forme più morbide vicine a Henry Moore.

Le sue opere pubbliche a Tortona — come la Ninfa, il monumento a San Luigi Orione e l’Alpino — testimoniano una costante ricerca dell’essenziale che inizialmente suscitò critiche per la sua nudità formale. Particolarmente simbolico è l’Alpino senza fucile, rappresentato solo con il suo zaino, simbolo di fatica e umanità.

Carlo Pedenovi – “Mantello vuoto” 2008

Galli ha inoltre descritto il “Mantello Vuoto” come una sorta di autoritratto terminale: un guscio privo di corpo, pronto per l’ultima e definitiva ascesa. Un contributo tecnico fondamentale di Pedenovi fu anche la ricostruzione del modello per la statua del Cristo Redentore sul Monte Giarolo in occasione del centenario del 2001, dove l’artista ricompose fedelmente le parti mancanti dell’antico simulacro.

L’Alpinista: “El Mulo” delle grandi vette

Infine, il convegno ha esplorato il legame indissolubile tra Pedenovi e la montagna, descritto da Ezio Giungato e attraverso le parole del giovane alpinista Alfredo Armandola. Per Pedenovi la montagna era un esercizio di rinuncia al superfluo e di fratellanza autentica tra compagni di cordata. Soprannominato “El Mulo” per la sua proverbiale forza e il silenzio con cui affrontava le fatiche, era capace di trasportare zaini da 35 kg in spedizioni estreme tra Perù, Argentina, Groenlandia e Caucaso.

Tra le sue imprese più memorabili è stata ricordata la salita della Roccia Viva nel 1971, un’ascesa verticale di 24 ore conclusasi sotto un temporale in vetta. I suoi diari rivelano un uomo che affrontava bivacchi gelidi a 5000 metri con stoicismo, sognando una stanza calda e una birra fresca, ma restando sempre vigile e presente per i suoi compagni.

Il convegno si è chiuso con il ricordo della recente intitolazione a Pedenovi di un’area verde a Tortona, un segno tangibile di come la sua eredità di uomo, artista e scalatore continui a camminare insieme alla sua comunità.

Vedi anche: Tortona – Domenica sarà intitolata un’area verde a Carlo Pedenovi

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