Vino e dazi Usa: “Un’operazione dove perderemo tutti”

Riceviamo e pubblichiamo il commento di Enrico de Alessandrini, produttore vitivinicolo Cia italoamericano.



Vino e dazi Usa: “Un’operazione dove perderemo tutti”

Riguardo la discussione relativa ai nuovi dazi Usa voluti da Trump, che mettono nella black list anche il vino europeo insieme ad altri prodotti agroalimentari, Cia Alessandria raccoglie il commento dell’associato italoamericano Enrico de Alessandrini, produttore vitivinicolo (in particolare di Gavi docg) titolare dell’azienda Sassaia, che vive tra l’Italia e New York ed è anche Segretario e membro del Board of Directors della Camera di Commercio Italo-Americana di New York – IACC (Italy America Chamber of Commerce), fondata nel 1887.

Spiega de Alessandrini, in questo momento a Manhattan: “In questi giorni i senatori e l’amministrazione americana stanno valutando le istanze e i documenti giunti dalle varie parti in causa e nulla è ancora definito. Quello che è certo per gli operatori del settore, sia italiani ed europei che americani, è che l’introduzione dei dazi sul settore del vino e del cibo come risposta alla digital tax e alla vicenda Airbus-Boeing non è la miglior cosa. L’Italia rischia di perdere l’export sul vino, e anche il territorio alessandrino andrebbe in difficoltà: il Gavi, ad esempio, esporta circa il 70% della produzione ed ha un mercato molto importante in America. La cosa ragionevole sarebbe introdurre eventuali dazi proporzionali e differenziati in base alla dimensione aziendale, ma diventa una discriminante difficile da applicare, senza tenere conto che ci sono eccellenze produttive di altissimo livello che provengono da piccole realtà. Come imprenditore alessandrino sto già cercando di immaginare nuovi sbocchi di mercato, se il mio export con gli Usa diventasse, di fatto, impraticabile. La Germania è un mercato per noi già avviato, mentre ora ci affacciamo in Svizzera, nonostante l’America conti molto. Sono preoccupato per i produttori italiani, ma se i dazi dovessero tradursi in realtà sarebbe una perdita pesantissima anche per i distributori e i ristoratori americani, oltre ad affossare gli importatori che dovrebbero cercare altre tipologie di import come Sud Africa e Cile. Insomma, nella resa dei conti, in questa operazione non vincerebbe nessuno”.

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