I tortonesi raccontano Tortona. Intervista a Claudio, 45 anni




L'icona scelta dal blog TORTONA OGGI per le Interviste in cui i tortonesi raccontano Tortona

Dal momento che intendo realizzare una serie di interviste in cui i tortonesi raccontano Tortona, la cosa migliore che io possa fare è dare il buon esempio. Risponderò io stesso alle domande che intendo fare a tutti voi.

Chi vuole rispondere al questionario può visitare la pagina di questo blog: Intervista su Tortona.

I Tortonesi Raccontano Tortona. Claudio

I Tortonesi raccontano Tortona: Claudio 45 anni.

Lei è nato a Tortona oppure ci è arrivato nel ________
Io sono arrivato a Tortona nel 2004. Prima avevo sempre abitato a Beinasco, un paese della cintura di Torino che mi ha dato i natali. Per motivi di lavoro ad un certo punto della mia vita ho dovuto cambiare domicilio.

Ci racconta com’era Tortona in quel periodo?
La Tortona che ho trovato al mio arrivo era molto diversa dal mio standard abitativo. Ero abituato alla confusione, ai bagni di folla, alle lunghe ore trascorse nel traffico; a negozi, uffici e servizi subito disponibili. E’ stato un bel cambiamento. Fin da subito Tortona mi è sembrata “piccola“, un piccolo teatro, un piccolo museo, un piccolo ospedale, un breve tratto di portici. A Tortona c’è tutto, in scala ridotta ma c’è tutto, c’è anche il Duomo e addirittura un Santuario.

Al pari della città in cui vivono, anche i tortonesi mi sono sembrati “piccoli“, quasi con un complesso di inferiorità verso realtà più cosmopolite. Parlandone con altri “immigrati” da città più grandi ho capito che questo era un’impressione condivisa da chiunque arrivi da fuori. E’ un po’ come se per i tortonesi il mondo si esaurisse all’interno della loro città. Molti considerano come estranei luoghi che invece sono molto vicini: Novi Ligure, Alessandria o la stessa Viguzzolo sono visti come luoghi esterni agli interessi della città, ma non è così: sono realtà molto vicine e con le quali occorre confrontarsi. Credo che molti interpretino questo eccessivo campanilismo come un modo per essere orgogliosi del proprio territorio, ma a mio giudizio, invece, questo è sintomo di una insicurezza. Si evita il confronto perchè non si è sicuri del valore della propria città e comunque per non metterla alla prova. In questa maniera la si rende sempre più isolata e in qualche maniera triste.

La Tortona odierna le sembra cambiata? E’ migliorata o peggiorata?
Tortona sta cambiando, è evidente. Il processo di globalizzazione piano piano sta portando anche Tortona a standard più cosmopoliti. Non so quanto questa mia impressione derivi dal fatto che dopo più di dieci anni io mi sia abituato agli usi e alle consuetudini locali, ma comunque le occasioni di confronto sono aumentate. Si pensi ad alcuni Eventi che succedono a Tortona: Arena Derthona e La Mitica, solo per fare un esempio, sono situazioni in cui ci si presenta ad un pubblico più ampio, incontrando altre culture. Anche il dibattito su come poter migliorare il peso di Tortona sullo scenario sovra-locale si sta accendendo sempre di più. Questa spinta è riscontrabile anche nell’Area Vasta di Tortona che è rappresentata dai Colli Tortonesi. Lentamente Tortona sta ricostruendo una sua identità che è molto legata all’agricoltura e alla bio-diversità.

In cosa Tortona le sembra migliore di altri luoghi e in cosa le sembra peggiore?
Quello che mi è sempre piaciuto di Tortona è che qui la comunità vive tutta insieme, non ci sono forti separazioni sociali. Chi più chi meno, tutti sono integrati, nessuno è veramente abbandonato a se stesso. Ci si incontra per le strade della città e ci si saluta, tutti conoscono tutti. Questo è sicuramente un bene anche se invade un po’ la privacy.

Inoltre mi è parso di capire che i tortonesi sono molto metodici. Hanno una impostazione che tende all’eccellenza. Non puoi farti cogliere impreparato da un tortonese. A volte questa cosa sembra l’imitazione provinciale del “baùscia” milanese, ma è comunque un pregio, lo dimostrano i fatti: sono molti i tortonesi che eccellono nel mondo del lavoro, mi vengono in mente disc jockey affermati, ottimi imprenditori, grafici e designer e soprattutto musicisti.
Riguardo ai difetti, i tortonesi sono troppo materialisti, danno troppa importanza al ritorno economico delle loro azioni. Non si vive di solo pane, un po’ più di riflessione filosofica e di ricerca del bello non guasterebbe. Per conto mio volere tutto e subito non è mai una buona politica.

In cosa di sente fiero/fiera e in cosa un po’ si vergogna di essere tortonese?
Io dico sempre che a Tortona la giornata è di 25 ore. Si risparmia almeno un’ora di traffico. Questo è un vantaggio non da poco.

Foto: avatar Facebook di Claudio; avatar Facebook di Tortona OGGI.

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